Le foraggere appartenenti alla famiglia delle leguminose sono colture ricche di proteine, sono in grado di crescere senza apporti azotati da concimazioni grazie alle loro simbiosi con microrganismi azoto-fissatori. Al di là questa ed altre caratteristiche biologiche comuni, le diverse specie di leguminose foraggere presentano una diversa capacità di adattamento a molteplici ambienti e condizioni pedo-climatiche. Oltre alla diffusione dell’Erba medica, coltura ad alta produzione, cosmopolita e di largo impiego nei sistemi foraggeri di pianura, l’interesse verso le specie così dette “minori” di impiego molto limitato e rarefatto negli ultimi decenni, si è rinnovato anche grazie alle misure proposte nelle recenti politiche agricole comuni, che ne hanno incoraggiato l’utilizzazione ai fini di ridurre il ricorso a fertilizzanti di sintesi, incrementare lo stock di carbonio nel suolo e, in generale, aumentare l’adozione di sistemi colturali a basso impatto. L’utilizzo del termine “minori” viene dato a queste specie poiché, in ambito foraggero-zootecnico, negli ultimi cinquant’anni le loro superfici di coltivazione si sono ridotte notevolmente a causa della semplificazione della gestione aziendale e dell’organizzazione delle reti commerciali sementiere, che hanno favorito altre colture foraggere, in particolare l’erba medica, a scapito di queste specie. Negli ultimi anni causa dei cambiamenti climatici la foraggicoltura specializzata basata sulla coltura unica sta incontrando notevoli difficoltà nel garantire produzioni di qualità e quantità adeguate ai fabbisogni delle aziende zootecniche, soprattutto nelle aree montane. Ciò è dovuto principalmente all’alternanza di periodi siccitosi e fasi caratterizzate da precipitazioni intense, che determinano un forte stress per le colture e, inoltre, non consentono una corretta organizzazione delle operazioni di fienagione. Le leguminose foraggere “minori” studiate nella tesi sono: Trifoglio pratense, Trifoglio bianco, Ginestrino, Lupinella e Sulla. L’obiettivo del lavoro è stato valutarne la capacità di affrancamento, crescita, produzione di biomassa e valore nutritivo, nell’ambito di rotazioni colturali foraggere sostenibili e in confronto con l'Erba medica. All’interno delle varietà iscritte al catalogo comune europeo delle varietà vegetali, risultano essere presenti molte varietà appartenenti alle specie analizzate in questa tesi, selezionate sia all’interno dei nostri confini nazionali sia in altri Paesi dell’Unione Europea, quindi commercializzabili all’interno del nostro Paese. In questo contesto, la tesi ha trattato un’attività propedeutica alla realizzazione di sistemi foraggeri alternativi, che permettano un maggior adattamento ai cambiamenti climatici in quanto non monocolturali, ma basati su consociazioni. A supporto di questa strategia, la prova sperimentale oggetto della tesi ha riguardato la valutazione delle specie in purezza, al fine di evidenziarne il comportamento fisiologico (ritmi di crescita, maturazione, longevità) e le potenzialità produttive. Verrà quindi illustrata la prova sperimentale di confronto tra singole varietà di specie: Trifoglio pratense, Trifoglio bianco, Ginestrino, Lupinella e Sulla e 3 varietà di Erba medica. In considerazione delle scarse conoscenze recenti relative alle leguminose foraggere minori, si è voluto testare anche l’effetto delle diverse modalità di semina (trattamento del seme, dose di semina) sul comportamento produttivo in areali dove le leguminose foraggere minori non sono presenti da oltre 50 anni. La prova è stata parte di progetti di ricerca realizzati da Centro Ricerche Produzioni Animali CRPA scpa e realizzata presso la tenuta Beccastecca del CREA ZA a San Cesario sul Panaro, nella pianura Modenese.
Studio del comportamento produttivo delle leguminose minori ai fini del loro impiego per l’adattamento dei sistemi foraggeri ai cambiamenti climatici
TELLERI, ALESSANDRO
2025/2026
Abstract
Le foraggere appartenenti alla famiglia delle leguminose sono colture ricche di proteine, sono in grado di crescere senza apporti azotati da concimazioni grazie alle loro simbiosi con microrganismi azoto-fissatori. Al di là questa ed altre caratteristiche biologiche comuni, le diverse specie di leguminose foraggere presentano una diversa capacità di adattamento a molteplici ambienti e condizioni pedo-climatiche. Oltre alla diffusione dell’Erba medica, coltura ad alta produzione, cosmopolita e di largo impiego nei sistemi foraggeri di pianura, l’interesse verso le specie così dette “minori” di impiego molto limitato e rarefatto negli ultimi decenni, si è rinnovato anche grazie alle misure proposte nelle recenti politiche agricole comuni, che ne hanno incoraggiato l’utilizzazione ai fini di ridurre il ricorso a fertilizzanti di sintesi, incrementare lo stock di carbonio nel suolo e, in generale, aumentare l’adozione di sistemi colturali a basso impatto. L’utilizzo del termine “minori” viene dato a queste specie poiché, in ambito foraggero-zootecnico, negli ultimi cinquant’anni le loro superfici di coltivazione si sono ridotte notevolmente a causa della semplificazione della gestione aziendale e dell’organizzazione delle reti commerciali sementiere, che hanno favorito altre colture foraggere, in particolare l’erba medica, a scapito di queste specie. Negli ultimi anni causa dei cambiamenti climatici la foraggicoltura specializzata basata sulla coltura unica sta incontrando notevoli difficoltà nel garantire produzioni di qualità e quantità adeguate ai fabbisogni delle aziende zootecniche, soprattutto nelle aree montane. Ciò è dovuto principalmente all’alternanza di periodi siccitosi e fasi caratterizzate da precipitazioni intense, che determinano un forte stress per le colture e, inoltre, non consentono una corretta organizzazione delle operazioni di fienagione. Le leguminose foraggere “minori” studiate nella tesi sono: Trifoglio pratense, Trifoglio bianco, Ginestrino, Lupinella e Sulla. L’obiettivo del lavoro è stato valutarne la capacità di affrancamento, crescita, produzione di biomassa e valore nutritivo, nell’ambito di rotazioni colturali foraggere sostenibili e in confronto con l'Erba medica. All’interno delle varietà iscritte al catalogo comune europeo delle varietà vegetali, risultano essere presenti molte varietà appartenenti alle specie analizzate in questa tesi, selezionate sia all’interno dei nostri confini nazionali sia in altri Paesi dell’Unione Europea, quindi commercializzabili all’interno del nostro Paese. In questo contesto, la tesi ha trattato un’attività propedeutica alla realizzazione di sistemi foraggeri alternativi, che permettano un maggior adattamento ai cambiamenti climatici in quanto non monocolturali, ma basati su consociazioni. A supporto di questa strategia, la prova sperimentale oggetto della tesi ha riguardato la valutazione delle specie in purezza, al fine di evidenziarne il comportamento fisiologico (ritmi di crescita, maturazione, longevità) e le potenzialità produttive. Verrà quindi illustrata la prova sperimentale di confronto tra singole varietà di specie: Trifoglio pratense, Trifoglio bianco, Ginestrino, Lupinella e Sulla e 3 varietà di Erba medica. In considerazione delle scarse conoscenze recenti relative alle leguminose foraggere minori, si è voluto testare anche l’effetto delle diverse modalità di semina (trattamento del seme, dose di semina) sul comportamento produttivo in areali dove le leguminose foraggere minori non sono presenti da oltre 50 anni. La prova è stata parte di progetti di ricerca realizzati da Centro Ricerche Produzioni Animali CRPA scpa e realizzata presso la tenuta Beccastecca del CREA ZA a San Cesario sul Panaro, nella pianura Modenese.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7163