Nonostante i benefici dell’esercizio fisico siano ampiamente riconosciuti, la percentuale di soggetti sedentari continua ad aumentare. In questo contesto, l’adolescenza rappresenta una fase particolarmente delicata, caratterizzata da profondi cambiamenti psicofisici e dalla costruzione dell’identità personale. È proprio in questa fascia d’età che si registra con maggiore frequenza il fenomeno del drop-out sportivo, ovvero l’abbandono precoce della pratica motoria. Promuovere stili di vita attivi fin dall’età evolutiva costituisce quindi una priorità, perseguibile attraverso la collaborazione tra famiglie, scuola e territorio. In particolare, la scuola non è soltanto luogo di trasmissione di conoscenze, ma anche promotrice della cultura del movimento e dei valori educativi, etici e sociali dello sport. In tale prospettiva, l’Attività Fisica Adattata (AFA) assume un ruolo fondamentale per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES), favorendo inclusione, partecipazione e abbattimento delle barriere relazionali. Su queste basi nasce il progetto ‘Non Mollare Mai 2.0’, realizzato in provincia di Modena per promuovere il benessere psicofisico e l’inclusione degli studenti con fragilità, in collaborazione con il Corso di Laurea in Salute e Sport dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Nell’anno scolastico 2025-2026 ha coinvolto sette istituti secondari del territorio. Il presente lavoro di tesi analizza l’esperienza svolta presso l’IIS Primo Levi di Vignola (MO), con un campione di otto studenti: quattro con BES e quattro a sviluppo tipico. Il protocollo prevedeva quattro incontri pomeridiani di due ore dedicati ad attività di coordinazione motoria, esercizi alla spalliera, avviamento al badminton e perfezionamento del salto della funicella. Per valutare le competenze motorie e monitorarne l’evoluzione sono stati somministrati quattro test: lancio della palla medica da seduto, salto in lungo da fermo, sit to stand test e salto della funicella. Le rilevazioni sono state effettuate all’inizio del percorso (T0), al termine degli incontri (T1) e in follow-up alla fine dell’anno scolastico (T2). Al termine dell’intervento è stato inoltre somministrato il questionario standardizzato CSQ-8 per valutare il grado di soddisfazione degli studenti. L’analisi statistica ha evidenziato un miglioramento significativo nelle prove di forza esplosiva degli arti superiori e inferiori (lancio della palla medica e salto in lungo), suggerendo che anche un’attività settimanale limitata può determinare adattamenti neuromuscolari positivi in soggetti precedentemente sedentari. Non sono invece emerse differenze significative nella flessibilità e nella coordinazione complessa, probabilmente a causa della breve durata del progetto e della necessità di stimoli più continuativi per sviluppare tali capacità. I risultati del questionario CSQ-8 hanno confermato il successo dell’intervento sul piano del benessere percepito, con un indice di gradimento complessivo pari all’87,5%. In conclusione, l’esperienza dimostra come l’AFA e lo sport inclusivo rappresentino strumenti educativi efficaci per contrastare la sedentarietà e favorire l’inclusione scolastica. La combinazione tra progettazione strutturata, collaborazione istituzionale e sensibilità educativa si è rivelata determinante nel promuovere relazioni positive, valorizzare le potenzialità individuali e trasformare le fragilità in opportunità di crescita e resilienza.
Lo sport come strumento inclusivo nelle scuole: Analisi del Progetto Non Mollare Mai 2.0
GRANDI, GIULIA
2025/2026
Abstract
Nonostante i benefici dell’esercizio fisico siano ampiamente riconosciuti, la percentuale di soggetti sedentari continua ad aumentare. In questo contesto, l’adolescenza rappresenta una fase particolarmente delicata, caratterizzata da profondi cambiamenti psicofisici e dalla costruzione dell’identità personale. È proprio in questa fascia d’età che si registra con maggiore frequenza il fenomeno del drop-out sportivo, ovvero l’abbandono precoce della pratica motoria. Promuovere stili di vita attivi fin dall’età evolutiva costituisce quindi una priorità, perseguibile attraverso la collaborazione tra famiglie, scuola e territorio. In particolare, la scuola non è soltanto luogo di trasmissione di conoscenze, ma anche promotrice della cultura del movimento e dei valori educativi, etici e sociali dello sport. In tale prospettiva, l’Attività Fisica Adattata (AFA) assume un ruolo fondamentale per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES), favorendo inclusione, partecipazione e abbattimento delle barriere relazionali. Su queste basi nasce il progetto ‘Non Mollare Mai 2.0’, realizzato in provincia di Modena per promuovere il benessere psicofisico e l’inclusione degli studenti con fragilità, in collaborazione con il Corso di Laurea in Salute e Sport dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Nell’anno scolastico 2025-2026 ha coinvolto sette istituti secondari del territorio. Il presente lavoro di tesi analizza l’esperienza svolta presso l’IIS Primo Levi di Vignola (MO), con un campione di otto studenti: quattro con BES e quattro a sviluppo tipico. Il protocollo prevedeva quattro incontri pomeridiani di due ore dedicati ad attività di coordinazione motoria, esercizi alla spalliera, avviamento al badminton e perfezionamento del salto della funicella. Per valutare le competenze motorie e monitorarne l’evoluzione sono stati somministrati quattro test: lancio della palla medica da seduto, salto in lungo da fermo, sit to stand test e salto della funicella. Le rilevazioni sono state effettuate all’inizio del percorso (T0), al termine degli incontri (T1) e in follow-up alla fine dell’anno scolastico (T2). Al termine dell’intervento è stato inoltre somministrato il questionario standardizzato CSQ-8 per valutare il grado di soddisfazione degli studenti. L’analisi statistica ha evidenziato un miglioramento significativo nelle prove di forza esplosiva degli arti superiori e inferiori (lancio della palla medica e salto in lungo), suggerendo che anche un’attività settimanale limitata può determinare adattamenti neuromuscolari positivi in soggetti precedentemente sedentari. Non sono invece emerse differenze significative nella flessibilità e nella coordinazione complessa, probabilmente a causa della breve durata del progetto e della necessità di stimoli più continuativi per sviluppare tali capacità. I risultati del questionario CSQ-8 hanno confermato il successo dell’intervento sul piano del benessere percepito, con un indice di gradimento complessivo pari all’87,5%. In conclusione, l’esperienza dimostra come l’AFA e lo sport inclusivo rappresentino strumenti educativi efficaci per contrastare la sedentarietà e favorire l’inclusione scolastica. La combinazione tra progettazione strutturata, collaborazione istituzionale e sensibilità educativa si è rivelata determinante nel promuovere relazioni positive, valorizzare le potenzialità individuali e trasformare le fragilità in opportunità di crescita e resilienza.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7273