Il presente lavoro di tesi si propone di esplorare la dimensione del corpo e del movimento nella scuola dell'infanzia, focalizzandosi su un tema tanto centrale quanto spesso stereotipato nel dibattito educativo contemporaneo: il gioco della lotta e la sua interconnessione con la gestione del conflitto in età prescolare. Tradizionalmente associata all'aggressività e per questo frequentemente inibita o sanzionata dagli adulti all'interno dei contesti scolastici, la lotta ludica viene qui indagata e rivalutata attraverso la lente della pedagogia del corpo e della psicomotricità. L'assunto fondamentale della ricerca è che il corpo non sia un semplice strumento biologico, bensì il canale primario attraverso cui il bambino esplora il mondo, comunica, struttura la propria identità e sperimenta la relazione con l'altro. Il nucleo centrale dell'elaborato analizza come il "giocare alla lotta" costituisca una palestra emotiva e relazionale insostituibile. Attraverso il contatto fisico e la simulazione del combattimento, i bambini non manifestano comportamenti distruttivi, ma sperimentano la ritualizzazione del conflitto. In questo spazio protetto e regolato dal patto ludico, i bambini apprendono l'autocontrollo, imparano a riconoscere i segnali del partner, a dosare la propria forza e a negoziare costantemente il limite oltre il quale il gioco si trasforma in reale offesa. Sostenere il gioco della lotta significa, pedagogicamente, insegnare ad "abitare il conflitto" piuttosto che a rifuggirlo o reprimerlo. Il conflitto, se vissuto nella dimensione corporea del gioco, perde la sua accezione esclusivamente negativa e si trasforma in un'opportunità evolutiva di sintonizzazione affettiva e alfabetizzazione emotiva. Il testo esamina le competenze del docente, il cui ruolo non deve essere quello di censurare la fisicità energica, ma di accoglierla, legittimarla e progettarla entro cornici di sicurezza e riflessività educativa. L'elaborato si conclude evidenziando la necessità di restituire centralità ai corpi dei bambini all'interno delle scuole dell'infanzia, promuovendo pratiche educative che riconoscano nel conflitto ludico un dispositivo pedagogico fondamentale per la crescita sociale, cognitiva ed emotiva dell'individuo.
Giocare alla lotta per abitare il conflitto: Il valore pedagogico della corporeità e della regolazione emotiva nella scuola dell'infanzia.
MARI, MARIA SOLE
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi si propone di esplorare la dimensione del corpo e del movimento nella scuola dell'infanzia, focalizzandosi su un tema tanto centrale quanto spesso stereotipato nel dibattito educativo contemporaneo: il gioco della lotta e la sua interconnessione con la gestione del conflitto in età prescolare. Tradizionalmente associata all'aggressività e per questo frequentemente inibita o sanzionata dagli adulti all'interno dei contesti scolastici, la lotta ludica viene qui indagata e rivalutata attraverso la lente della pedagogia del corpo e della psicomotricità. L'assunto fondamentale della ricerca è che il corpo non sia un semplice strumento biologico, bensì il canale primario attraverso cui il bambino esplora il mondo, comunica, struttura la propria identità e sperimenta la relazione con l'altro. Il nucleo centrale dell'elaborato analizza come il "giocare alla lotta" costituisca una palestra emotiva e relazionale insostituibile. Attraverso il contatto fisico e la simulazione del combattimento, i bambini non manifestano comportamenti distruttivi, ma sperimentano la ritualizzazione del conflitto. In questo spazio protetto e regolato dal patto ludico, i bambini apprendono l'autocontrollo, imparano a riconoscere i segnali del partner, a dosare la propria forza e a negoziare costantemente il limite oltre il quale il gioco si trasforma in reale offesa. Sostenere il gioco della lotta significa, pedagogicamente, insegnare ad "abitare il conflitto" piuttosto che a rifuggirlo o reprimerlo. Il conflitto, se vissuto nella dimensione corporea del gioco, perde la sua accezione esclusivamente negativa e si trasforma in un'opportunità evolutiva di sintonizzazione affettiva e alfabetizzazione emotiva. Il testo esamina le competenze del docente, il cui ruolo non deve essere quello di censurare la fisicità energica, ma di accoglierla, legittimarla e progettarla entro cornici di sicurezza e riflessività educativa. L'elaborato si conclude evidenziando la necessità di restituire centralità ai corpi dei bambini all'interno delle scuole dell'infanzia, promuovendo pratiche educative che riconoscano nel conflitto ludico un dispositivo pedagogico fondamentale per la crescita sociale, cognitiva ed emotiva dell'individuo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7464