Il presente elaborato indaga il valore formativo della letteratura narrativa come strumento di riflessione e crescita professionale per i docenti, a partire dalla convinzione che il testo letterario costituisca uno spazio di pensiero capace di interrogare chi insegna attraverso la densità simbolica propria della narrazione. L'impianto del lavoro trae ispirazione dall'esperienza condotta da Salvatore Di Pasqua alla SSIS di Trieste, descritta in Letteratura come pedagogia. La natura di un'analogia (EUT, 2010), in cui testi letterari venivano proposti a futuri insegnanti come occasione di interrogazione sulla propria identità e sul senso del ruolo educativo. L'indagine prende avvio da una ricognizione delle principali teorie letterarie che hanno tentato di definire lo statuto della letteratura, ripercorrendo la tensione ricorrente tra chi ne difende l'autonomia estetica e chi ne sottolinea l'apertura verso altri ambiti del sapere e della comunicazione umana. A partire da questo secondo orientamento, si delinea una concezione della letteratura come forma di conoscenza permeabile, disponibile al dialogo con altri discorsi culturali. Il secondo snodo teorico riguarda il pensiero narrativo, nella distinzione elaborata da Jerome Bruner tra modalità narrativa e modalità paradigmatica della conoscenza. Mentre la seconda procede per categorie astratte e leggi generali, la prima organizza l'esperienza attraverso storie, personaggi ed eventi situati nel tempo. La narrazione non è dunque intesa come semplice ornamento del pensiero, ma come sua forma costitutiva, mediante la quale l'essere umano forma la propria identità e attribuisce significato al proprio agire. Tale inquadramento apre alla riflessione sul carattere aperto dei testi letterari e sul loro potenziale trasformativo, tanto sul piano individuale quanto su quello culturale. Il terzo ambito di indagine riguarda le implicazioni didattiche di questa apertura. Si mostra come la narrazione possa fungere da dispositivo trasversale nei processi di apprendimento, in grado di connettere discipline apparentemente distanti, dalla matematica alle scienze, dalla storia alla geografia, favorendo la costruzione di contesti significativi e stimolando forme di pensiero complesso. Il nodo fondamentale dell'elaborato è tuttavia il rapporto tra letteratura e formazione dei docenti. Attraverso le categorie della pedagogia narrativa, del romanzo di formazione e della costruzione dell'identità professionale, si argomenta che la lettura di testi letterari possa costituire per i futuri insegnanti un'esperienza autenticamente formativa: il racconto, per sua natura, rappresenta mondi altri dal proprio e apre alla riflessione senza prescrivere tecniche o fornire risposte univoche, mettendo in discussione le concezioni consolidate dell'educazione, del bambino e del ruolo dell'adulto. Il percorso teorico conduce all'analisi di Peter Pan di James Matthew Barrie (1911) come caso esemplare. Il testo, letto come romanzo sull'adulto che educa, mette in scena con notevole ricchezza di significati le tensioni tra crescita e infanzia, tra autorità e cura, tra immaginazione e realtà. Proprio in questa ambivalenza risiede il suo valore formativo per chi insegna, poiché il testo lascia aperta una molteplicità di letture che rispecchiano la complessità del ruolo educativo stesso. È questo, in fondo, ciò che la letteratura narrativa può offrire alla formazione dei docenti: integrata nei percorsi iniziali e continui, forma là dove i manuali non arrivano, sul modo di guardare, di interrogarsi e di stare nella relazione educativa.

Leggere per educare. Il valore formativo della letteratura attraverso Peter Pan

MONARI, VERONICA
2025/2026

Abstract

Il presente elaborato indaga il valore formativo della letteratura narrativa come strumento di riflessione e crescita professionale per i docenti, a partire dalla convinzione che il testo letterario costituisca uno spazio di pensiero capace di interrogare chi insegna attraverso la densità simbolica propria della narrazione. L'impianto del lavoro trae ispirazione dall'esperienza condotta da Salvatore Di Pasqua alla SSIS di Trieste, descritta in Letteratura come pedagogia. La natura di un'analogia (EUT, 2010), in cui testi letterari venivano proposti a futuri insegnanti come occasione di interrogazione sulla propria identità e sul senso del ruolo educativo. L'indagine prende avvio da una ricognizione delle principali teorie letterarie che hanno tentato di definire lo statuto della letteratura, ripercorrendo la tensione ricorrente tra chi ne difende l'autonomia estetica e chi ne sottolinea l'apertura verso altri ambiti del sapere e della comunicazione umana. A partire da questo secondo orientamento, si delinea una concezione della letteratura come forma di conoscenza permeabile, disponibile al dialogo con altri discorsi culturali. Il secondo snodo teorico riguarda il pensiero narrativo, nella distinzione elaborata da Jerome Bruner tra modalità narrativa e modalità paradigmatica della conoscenza. Mentre la seconda procede per categorie astratte e leggi generali, la prima organizza l'esperienza attraverso storie, personaggi ed eventi situati nel tempo. La narrazione non è dunque intesa come semplice ornamento del pensiero, ma come sua forma costitutiva, mediante la quale l'essere umano forma la propria identità e attribuisce significato al proprio agire. Tale inquadramento apre alla riflessione sul carattere aperto dei testi letterari e sul loro potenziale trasformativo, tanto sul piano individuale quanto su quello culturale. Il terzo ambito di indagine riguarda le implicazioni didattiche di questa apertura. Si mostra come la narrazione possa fungere da dispositivo trasversale nei processi di apprendimento, in grado di connettere discipline apparentemente distanti, dalla matematica alle scienze, dalla storia alla geografia, favorendo la costruzione di contesti significativi e stimolando forme di pensiero complesso. Il nodo fondamentale dell'elaborato è tuttavia il rapporto tra letteratura e formazione dei docenti. Attraverso le categorie della pedagogia narrativa, del romanzo di formazione e della costruzione dell'identità professionale, si argomenta che la lettura di testi letterari possa costituire per i futuri insegnanti un'esperienza autenticamente formativa: il racconto, per sua natura, rappresenta mondi altri dal proprio e apre alla riflessione senza prescrivere tecniche o fornire risposte univoche, mettendo in discussione le concezioni consolidate dell'educazione, del bambino e del ruolo dell'adulto. Il percorso teorico conduce all'analisi di Peter Pan di James Matthew Barrie (1911) come caso esemplare. Il testo, letto come romanzo sull'adulto che educa, mette in scena con notevole ricchezza di significati le tensioni tra crescita e infanzia, tra autorità e cura, tra immaginazione e realtà. Proprio in questa ambivalenza risiede il suo valore formativo per chi insegna, poiché il testo lascia aperta una molteplicità di letture che rispecchiano la complessità del ruolo educativo stesso. È questo, in fondo, ciò che la letteratura narrativa può offrire alla formazione dei docenti: integrata nei percorsi iniziali e continui, forma là dove i manuali non arrivano, sul modo di guardare, di interrogarsi e di stare nella relazione educativa.
2025
Formazione docenti
Letteratura
Pedagogia narrativa
pensiero narrativo
Peter Pan
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