Il presente lavoro di tesi nasce da un profondo interesse personale verso il servizio di Scuola in Ospedale (SiO), un argomento incrociato per la prima volta durante il corso di Psicologia 1. Quella iniziale curiosità ha dato il via a un percorso di studio, informazione e ricerca personale che si è arricchito di una fondamentale esperienza sul campo: la preziosa opportunità di osservare direttamente la realtà della scuola in ospedale presso il Policlinico di Modena, dove è stato possibile conoscere alcune figure chiave. Dal punto di vista pedagogico e psicologico, la malattia infantile può essere interpretata come una “tempesta improvvisa” che interrompe la quotidianità del bambino, modificandone abitudini, relazioni e percezione di sé. In questo scenario, la Scuola in Ospedale rappresenta una luce capace di restituire normalità, continuità e speranza. Come sottolinea Ballestrin (2007), “lo spazio della lezione diventa un'isola di libertà per il ragazzo. Se i medici si occupano del corpo malato, l'insegnante si siede accanto a ciò che resta sano: la mente, la fantasia, la voglia di scoprire”. Lo studio permette così al bambino di riappropriarsi della propria identità di alunno e non soltanto di paziente. La tesi si articola in tre capitoli che approfondiscono il tema della Scuola in ospedale da una prospettiva pedagogica, psicologica ed educativa. Il primo capitolo ricostruisce le origini e l’evoluzione della Scuola in Ospedale, evidenziandone il passaggio da strumento di contrasto all’abbandono scolastico a servizio volto a garantire il diritto all’istruzione, all’inclusione e al benessere globale del minore. Il secondo capitolo approfondisce il rapporto tra bambino e malattia da una prospettiva psicologica e pedagogica. Attraverso i contributi di Piaget, Bibace e Walsh e del Modello TEC, viene evidenziato come la comprensione della malattia evolva con lo sviluppo cognitivo. Particolare attenzione è dedicata alla comunicazione con il minore, alla relazione educativa e al passaggio da una logica di semplice cura della patologia a una presa in carico globale della persona. Il terzo capitolo analizza i processi di umanizzazione delle cure le strategie didattiche: una didattica flessibile e personalizzata, che si adatta ai tempi e alle condizioni cliniche del bambino. Vengono approfonditi il valore del gioco e delle attività espressive e laboratoriali come strumenti di benessere, rielaborazione emotiva e mantenimento dell’identità personale. Il contributo originale della ricerca consiste nell’analisi di interviste semi-strutturate rivolte a un’insegnante ospedaliera; un medico di Oncoematologia Pediatrica e due volontari clown che operano in corsia. Dall’integrazione tra letteratura scientifica e testimonianze emergono tre aspetti fondamentali: il ruolo del gioco e della narrazione come regolatori emotivi, il valore trasformativo della relazione educativa e l’importanza della collaborazione interdisciplinare tra scuola, sanità e volontariato. La ricerca evidenzia come la salute del bambino ospedalizzato non possa essere ridotta alla sola dimensione biologica, ma debba comprendere anche quelle psicologica, relazionale ed educativa. La Scuola in Ospedale si configura, quindi, come un elemento essenziale di continuità esistenziale e di umanizzazione delle cure, capace di trasformare l’esperienza del ricovero in uno spazio in cui sia ancora possibile apprendere, esprimersi e immaginare il futuro.
LA TEMPESTA IMPROVVISA E LA LUCE CHE GUIDA: La scuola in ospedale come spazio di speranza
SERRADIMIGNI, GIORGIA
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi nasce da un profondo interesse personale verso il servizio di Scuola in Ospedale (SiO), un argomento incrociato per la prima volta durante il corso di Psicologia 1. Quella iniziale curiosità ha dato il via a un percorso di studio, informazione e ricerca personale che si è arricchito di una fondamentale esperienza sul campo: la preziosa opportunità di osservare direttamente la realtà della scuola in ospedale presso il Policlinico di Modena, dove è stato possibile conoscere alcune figure chiave. Dal punto di vista pedagogico e psicologico, la malattia infantile può essere interpretata come una “tempesta improvvisa” che interrompe la quotidianità del bambino, modificandone abitudini, relazioni e percezione di sé. In questo scenario, la Scuola in Ospedale rappresenta una luce capace di restituire normalità, continuità e speranza. Come sottolinea Ballestrin (2007), “lo spazio della lezione diventa un'isola di libertà per il ragazzo. Se i medici si occupano del corpo malato, l'insegnante si siede accanto a ciò che resta sano: la mente, la fantasia, la voglia di scoprire”. Lo studio permette così al bambino di riappropriarsi della propria identità di alunno e non soltanto di paziente. La tesi si articola in tre capitoli che approfondiscono il tema della Scuola in ospedale da una prospettiva pedagogica, psicologica ed educativa. Il primo capitolo ricostruisce le origini e l’evoluzione della Scuola in Ospedale, evidenziandone il passaggio da strumento di contrasto all’abbandono scolastico a servizio volto a garantire il diritto all’istruzione, all’inclusione e al benessere globale del minore. Il secondo capitolo approfondisce il rapporto tra bambino e malattia da una prospettiva psicologica e pedagogica. Attraverso i contributi di Piaget, Bibace e Walsh e del Modello TEC, viene evidenziato come la comprensione della malattia evolva con lo sviluppo cognitivo. Particolare attenzione è dedicata alla comunicazione con il minore, alla relazione educativa e al passaggio da una logica di semplice cura della patologia a una presa in carico globale della persona. Il terzo capitolo analizza i processi di umanizzazione delle cure le strategie didattiche: una didattica flessibile e personalizzata, che si adatta ai tempi e alle condizioni cliniche del bambino. Vengono approfonditi il valore del gioco e delle attività espressive e laboratoriali come strumenti di benessere, rielaborazione emotiva e mantenimento dell’identità personale. Il contributo originale della ricerca consiste nell’analisi di interviste semi-strutturate rivolte a un’insegnante ospedaliera; un medico di Oncoematologia Pediatrica e due volontari clown che operano in corsia. Dall’integrazione tra letteratura scientifica e testimonianze emergono tre aspetti fondamentali: il ruolo del gioco e della narrazione come regolatori emotivi, il valore trasformativo della relazione educativa e l’importanza della collaborazione interdisciplinare tra scuola, sanità e volontariato. La ricerca evidenzia come la salute del bambino ospedalizzato non possa essere ridotta alla sola dimensione biologica, ma debba comprendere anche quelle psicologica, relazionale ed educativa. La Scuola in Ospedale si configura, quindi, come un elemento essenziale di continuità esistenziale e di umanizzazione delle cure, capace di trasformare l’esperienza del ricovero in uno spazio in cui sia ancora possibile apprendere, esprimersi e immaginare il futuro.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7474