La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da deterioramento cognitivo, compromissione funzionale e alterazioni comportamentali. A livello patologico è una proteinopatia associata all’accumulo di placche extracellulari di β-amiloide e grovigli neurofibrillari intracellulari di Tau iperfosforilata. Tuttavia i meccanismi eziopatogenetici non risultano ancora completamente chiariti; negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico verso il possibile ruolo del microbiota, in particolare quello orale, che contribuisce al mantenimento dell’omeostasi locale e sistemica. L’alterazione di questo equilibrio, nota come disbiosi, può contribuire a neuroinfiammazione e danno neuronale. L’obiettivo della presente revisione sistematica è analizzare le differenze nella composizione del microbiota orale tra pazienti con diagnosi di malattia di Alzheimer e soggetti cognitivamente sani, valutando composizione microbica, taxa aumentati e ridotti e biodiversità. La revisione è stata condotta secondo il metodo PRISMA 2020 e il quesito di ricerca è stato definito attraverso il modello PECOS. La ricerca bibliografica è stata effettuata sui database PubMed e Scopus mediante la stringa “oral microbiota” and “Alzheimer”. Sono stati inclusi studi osservazionali comparativi su individui con diagnosi di Alzheimer e soggetti cognitivamente integri in cui venivano analizzati campioni orali. La ricerca ha prodotto 565 record; dopo rimozione dei duplicati, screening e valutazione dei testi completi sono stati inclusi 10 studi. Data l’eterogeneità di campioni, sedi e metodiche, i risultati sono stati sintetizzati in forma narrativa. Dagli studi inclusi emerge che il microbiota orale dei pazienti con Alzheimer e quello dei soggetti cognitivamente sani condividono i principali phyla batterici, tra cui Firmicutes, Bacteroidetes, Proteobacteria e Actinobacteria. Le differenze osservate non indicano quindi una sostituzione della comunità batterica, ma una modifica della sua composizione interna, più evidente a livelli tassonomici inferiori. Nei soggetti affetti da Alzheimer risultano spesso aumentati generi associati a parodontite e infiammazione, come Porphyromonas e Fusobacterium; tra le specie di maggiore interesse rientrano Porphyromonas gingivalis e Fusobacterium nucleatum. Invece nei soggetti privi di deficit cognitivo sono più rappresentati generi come Neisseria e Rothia, solitamente associati a condizioni di equilibrio microbico. Pertanto negli individui con Alzheimer si instaura disbiosi orale, con aumento di taxa potenzialmente proinfiammatori e riduzione di microrganismi associati all’eubiosi. La diversità alfa mostra risultati non univoci,con valori aumentati, ridotti o non significativamente differenti nei pazienti con Alzheimer. La diversità beta evidenzia più spesso una diversa organizzazione della comunità microbica, soprattutto nei campioni di placca dentale, sottogengivale e fluido crevicolare gengivale; le differenze nei campioni salivari appaiono invece meno costanti. In conclusione le evidenze disponibili supportano l’ipotesi di un’associazione tra malattia di Alzheimer e disbiosi del microbiota orale. Tuttavia l’eterogeneità degli studi inclusi e la natura osservazionale dei dati non consentono di determinare un nesso causale certo. Sono necessari studi longitudinali, su campioni più ampi e con protocolli standardizzati, per chiarire il ruolo del microbiota orale nella patogenesi e progressione dell’Alzheimer.

Differenze nella composizione del microbiota orale di pazienti con diagnosi di Alzheimer vs soggetti neurologicamente sani: una revisione sistematica della letteratura

MALAGOLI, GIULIA
2025/2026

Abstract

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da deterioramento cognitivo, compromissione funzionale e alterazioni comportamentali. A livello patologico è una proteinopatia associata all’accumulo di placche extracellulari di β-amiloide e grovigli neurofibrillari intracellulari di Tau iperfosforilata. Tuttavia i meccanismi eziopatogenetici non risultano ancora completamente chiariti; negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico verso il possibile ruolo del microbiota, in particolare quello orale, che contribuisce al mantenimento dell’omeostasi locale e sistemica. L’alterazione di questo equilibrio, nota come disbiosi, può contribuire a neuroinfiammazione e danno neuronale. L’obiettivo della presente revisione sistematica è analizzare le differenze nella composizione del microbiota orale tra pazienti con diagnosi di malattia di Alzheimer e soggetti cognitivamente sani, valutando composizione microbica, taxa aumentati e ridotti e biodiversità. La revisione è stata condotta secondo il metodo PRISMA 2020 e il quesito di ricerca è stato definito attraverso il modello PECOS. La ricerca bibliografica è stata effettuata sui database PubMed e Scopus mediante la stringa “oral microbiota” and “Alzheimer”. Sono stati inclusi studi osservazionali comparativi su individui con diagnosi di Alzheimer e soggetti cognitivamente integri in cui venivano analizzati campioni orali. La ricerca ha prodotto 565 record; dopo rimozione dei duplicati, screening e valutazione dei testi completi sono stati inclusi 10 studi. Data l’eterogeneità di campioni, sedi e metodiche, i risultati sono stati sintetizzati in forma narrativa. Dagli studi inclusi emerge che il microbiota orale dei pazienti con Alzheimer e quello dei soggetti cognitivamente sani condividono i principali phyla batterici, tra cui Firmicutes, Bacteroidetes, Proteobacteria e Actinobacteria. Le differenze osservate non indicano quindi una sostituzione della comunità batterica, ma una modifica della sua composizione interna, più evidente a livelli tassonomici inferiori. Nei soggetti affetti da Alzheimer risultano spesso aumentati generi associati a parodontite e infiammazione, come Porphyromonas e Fusobacterium; tra le specie di maggiore interesse rientrano Porphyromonas gingivalis e Fusobacterium nucleatum. Invece nei soggetti privi di deficit cognitivo sono più rappresentati generi come Neisseria e Rothia, solitamente associati a condizioni di equilibrio microbico. Pertanto negli individui con Alzheimer si instaura disbiosi orale, con aumento di taxa potenzialmente proinfiammatori e riduzione di microrganismi associati all’eubiosi. La diversità alfa mostra risultati non univoci,con valori aumentati, ridotti o non significativamente differenti nei pazienti con Alzheimer. La diversità beta evidenzia più spesso una diversa organizzazione della comunità microbica, soprattutto nei campioni di placca dentale, sottogengivale e fluido crevicolare gengivale; le differenze nei campioni salivari appaiono invece meno costanti. In conclusione le evidenze disponibili supportano l’ipotesi di un’associazione tra malattia di Alzheimer e disbiosi del microbiota orale. Tuttavia l’eterogeneità degli studi inclusi e la natura osservazionale dei dati non consentono di determinare un nesso causale certo. Sono necessari studi longitudinali, su campioni più ampi e con protocolli standardizzati, per chiarire il ruolo del microbiota orale nella patogenesi e progressione dell’Alzheimer.
2025
Microbiota orale
Malattia diAlzheimer
Disbiosi orale
Neuroinfiammazione
Microbiotaintestinal
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