ntroduzione. Il Patient Health Engagement (PHE) rappresenta oggi una leva strategica per il miglioramento degli esiti di salute nel paziente cronico, in un contesto epidemiologico segnato dalla crescente prevalenza delle patologie croniche e dalla riforma dell’assistenza territoriale italiana (D.M. 77/2022, PNRR Missione 6). Nei pazienti fragili — anziani, oncologici, con bassa health literacy — l’accesso a un coinvolgimento attivo nel percorso di cura è spesso ostacolato da barriere multidimensionali che ne compromettono l’engagement e gli esiti clinici. Obiettivo. Identificare e analizzare le principali barriere socio-economiche, culturali e digitali al PHE nel paziente cronico/fragile, inquadrandole nel contesto normativo italiano e nella realtà del territorio AUSL Modena, al fine di proporre un modello di intervento per la pratica infermieristica avanzata. Metodi. È stata condotta una revisione narrativa strutturata della letteratura, secondo il metodo P.I.C.O. e le indicazioni del PRISMA Statement, su PubMed, CINAHL, Scopus, Cochrane Library e Google Scholar. La qualità degli studi inclusi è stata valutata con strumenti JBI, AMSTAR-2 e MMAT; la sintesi ha seguito un approccio tematico. Risultati. Le barriere identificate si organizzano in tre cluster interconnessi. Le barriere socio-economiche (reddito, istruzione, isolamento sociale, accesso geografico) agiscono come determinanti strutturali, riducendo le risorse materiali e psicologiche disponibili al paziente. Le barriere culturali, centrate sulla health literacy, sulle rappresentazioni soggettive di malattia e sulla qualità della comunicazione clinica, condizionano la comprensione e l’adesione al percorso terapeutico. Le barriere digitali, riconducibili al digital divide nelle sue tre dimensioni (accesso, competenze, benefici), rischiano di trasformare gli strumenti di e-Health in nuovi fattori di esclusione per i pazienti meno digitalmente alfabetizzati. L’analisi evidenzia come queste dimensioni si sovrappongano nelle stesse popolazioni vulnerabili, generando un effetto cumulativo di svantaggio che nessun intervento isolato può efficacemente contrastare. Discussione e proposta. Sulla base delle evidenze, è stato elaborato il modello CARE-E (Community-based Approach for Removing Engagement barriers), articolato su quattro livelli integrati: identificazione e profilazione del paziente tramite strumenti validati (PHE-s®, PAM, screening SDOH); interventi personalizzati per cluster di barriera; attivazione del supporto di rete sociale e comunitaria; monitoraggio continuo degli esiti. L’infermiere magistrale, in particolare nel ruolo di Infermiere di Famiglia e Comunità, emerge come agente di cambiamento centrale, chiamato a integrare competenze di leadership clinica, case management e formazione dell’equipe. Conclusioni. Il mancato coinvolgimento del paziente cronico non è un deficit individuale, ma il prodotto prevedibile di barriere strutturali che il sistema sanitario deve riconoscere e affrontare con un approccio multilivello e personalizzato. Investire nella rimozione di tali barriere costituisce, oltre che un imperativo etico, una scelta clinicamente fondata ed economicamente sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale.

Barriere al Patient Health Engagement nel paziente cronico: analisi socio-economica, culturale e digitale nel territorio

VOICU, DOINITA
2025/2026

Abstract

ntroduzione. Il Patient Health Engagement (PHE) rappresenta oggi una leva strategica per il miglioramento degli esiti di salute nel paziente cronico, in un contesto epidemiologico segnato dalla crescente prevalenza delle patologie croniche e dalla riforma dell’assistenza territoriale italiana (D.M. 77/2022, PNRR Missione 6). Nei pazienti fragili — anziani, oncologici, con bassa health literacy — l’accesso a un coinvolgimento attivo nel percorso di cura è spesso ostacolato da barriere multidimensionali che ne compromettono l’engagement e gli esiti clinici. Obiettivo. Identificare e analizzare le principali barriere socio-economiche, culturali e digitali al PHE nel paziente cronico/fragile, inquadrandole nel contesto normativo italiano e nella realtà del territorio AUSL Modena, al fine di proporre un modello di intervento per la pratica infermieristica avanzata. Metodi. È stata condotta una revisione narrativa strutturata della letteratura, secondo il metodo P.I.C.O. e le indicazioni del PRISMA Statement, su PubMed, CINAHL, Scopus, Cochrane Library e Google Scholar. La qualità degli studi inclusi è stata valutata con strumenti JBI, AMSTAR-2 e MMAT; la sintesi ha seguito un approccio tematico. Risultati. Le barriere identificate si organizzano in tre cluster interconnessi. Le barriere socio-economiche (reddito, istruzione, isolamento sociale, accesso geografico) agiscono come determinanti strutturali, riducendo le risorse materiali e psicologiche disponibili al paziente. Le barriere culturali, centrate sulla health literacy, sulle rappresentazioni soggettive di malattia e sulla qualità della comunicazione clinica, condizionano la comprensione e l’adesione al percorso terapeutico. Le barriere digitali, riconducibili al digital divide nelle sue tre dimensioni (accesso, competenze, benefici), rischiano di trasformare gli strumenti di e-Health in nuovi fattori di esclusione per i pazienti meno digitalmente alfabetizzati. L’analisi evidenzia come queste dimensioni si sovrappongano nelle stesse popolazioni vulnerabili, generando un effetto cumulativo di svantaggio che nessun intervento isolato può efficacemente contrastare. Discussione e proposta. Sulla base delle evidenze, è stato elaborato il modello CARE-E (Community-based Approach for Removing Engagement barriers), articolato su quattro livelli integrati: identificazione e profilazione del paziente tramite strumenti validati (PHE-s®, PAM, screening SDOH); interventi personalizzati per cluster di barriera; attivazione del supporto di rete sociale e comunitaria; monitoraggio continuo degli esiti. L’infermiere magistrale, in particolare nel ruolo di Infermiere di Famiglia e Comunità, emerge come agente di cambiamento centrale, chiamato a integrare competenze di leadership clinica, case management e formazione dell’equipe. Conclusioni. Il mancato coinvolgimento del paziente cronico non è un deficit individuale, ma il prodotto prevedibile di barriere strutturali che il sistema sanitario deve riconoscere e affrontare con un approccio multilivello e personalizzato. Investire nella rimozione di tali barriere costituisce, oltre che un imperativo etico, una scelta clinicamente fondata ed economicamente sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale.
2025
Patient Health Engag
paziente cronico
health literacy
digital divide
barriere culturali
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