La presente tesi analizza l’agire educativo come pratica morale, approfondendo il rapporto tra atteggiamenti, moralità ed educazione. Il lavoro prende avvio dall’esame del concetto di atteggiamento nella psicologia sociale, evidenziandone la natura multidimensionale e il ruolo che esso svolge nell’orientare giudizi, comportamenti e processi decisionali. Vengono approfonditi i meccanismi di formazione e cambiamento degli atteggiamenti, nonché la distinzione tra dimensioni esplicite e implicite, al fine di comprendere come le valutazioni morali si costruiscano e si manifestino nell’esperienza quotidiana. Successivamente, la moralità viene considerata come una forma specifica di atteggiamento caratterizzata da una particolare rilevanza normativa e identitaria. Attraverso l’analisi delle principali prospettive teoriche sullo sviluppo morale, il lavoro evidenzia come il giudizio etico emerga dall’interazione tra componenti cognitive, emotive, relazionali e culturali, superando le tradizionali contrapposizioni tra razionalità e intuizione, natura e cultura. In questa prospettiva, la responsabilità viene interpretata come la concreta espressione dell’agire morale e come elemento centrale dei processi educativi. La riflessione si concentra quindi sull’educazione come pratica intrinsecamente morale. Lo sviluppo della moralità infantile, il ruolo delle norme nel gioco e nelle relazioni, l’equilibrio tra etica della giustizia ed etica della cura e il valore della riflessività professionale vengono analizzati come dimensioni fondamentali dell’esperienza educativa. L’educatore emerge non soltanto come trasmettitore di conoscenze, ma come figura che orienta processi di costruzione di significati, responsabilità e convivenza. La parte empirica della ricerca adotta un approccio qualitativo ed esplorativo fondato sull’utilizzo di interviste semistrutturate rivolte a educatori di nido, insegnanti della scuola dell’infanzia e a una coordinatrice pedagogica operanti nei servizi per l’infanzia. L’indagine si propone di esplorare le rappresentazioni del giusto e dello sbagliato presenti nei contesti educativi, le modalità attraverso cui vengono promossi nei bambini processi di interiorizzazione delle regole, il rapporto tra valori dichiarati e pratiche quotidiane e il ruolo della riflessività nella costruzione dell’agire professionale. I risultati evidenziano come la dimensione morale sia costantemente presente nelle pratiche educative, pur rimanendo spesso implicita e raramente tematizzata in modo esplicito. Le interviste mostrano che le scelte educative sono profondamente influenzate da valori, convinzioni, emozioni e processi interpretativi che prendono forma nella relazione con i bambini e con il contesto. Ne emerge una concezione della moralità come processo dinamico, situato e negoziato, che richiede all’educatore una continua attività riflessiva e un costante esercizio di responsabilità. La ricerca conferma pertanto che l’educazione non può essere considerata un’attività neutrale, ma rappresenta un’esperienza profondamente etica, nella quale la costruzione della convivenza e della soggettività morale si realizza attraverso le relazioni quotidiane.
L’agire educativo come pratica morale
CASALINI, ALESSIA
2025/2026
Abstract
La presente tesi analizza l’agire educativo come pratica morale, approfondendo il rapporto tra atteggiamenti, moralità ed educazione. Il lavoro prende avvio dall’esame del concetto di atteggiamento nella psicologia sociale, evidenziandone la natura multidimensionale e il ruolo che esso svolge nell’orientare giudizi, comportamenti e processi decisionali. Vengono approfonditi i meccanismi di formazione e cambiamento degli atteggiamenti, nonché la distinzione tra dimensioni esplicite e implicite, al fine di comprendere come le valutazioni morali si costruiscano e si manifestino nell’esperienza quotidiana. Successivamente, la moralità viene considerata come una forma specifica di atteggiamento caratterizzata da una particolare rilevanza normativa e identitaria. Attraverso l’analisi delle principali prospettive teoriche sullo sviluppo morale, il lavoro evidenzia come il giudizio etico emerga dall’interazione tra componenti cognitive, emotive, relazionali e culturali, superando le tradizionali contrapposizioni tra razionalità e intuizione, natura e cultura. In questa prospettiva, la responsabilità viene interpretata come la concreta espressione dell’agire morale e come elemento centrale dei processi educativi. La riflessione si concentra quindi sull’educazione come pratica intrinsecamente morale. Lo sviluppo della moralità infantile, il ruolo delle norme nel gioco e nelle relazioni, l’equilibrio tra etica della giustizia ed etica della cura e il valore della riflessività professionale vengono analizzati come dimensioni fondamentali dell’esperienza educativa. L’educatore emerge non soltanto come trasmettitore di conoscenze, ma come figura che orienta processi di costruzione di significati, responsabilità e convivenza. La parte empirica della ricerca adotta un approccio qualitativo ed esplorativo fondato sull’utilizzo di interviste semistrutturate rivolte a educatori di nido, insegnanti della scuola dell’infanzia e a una coordinatrice pedagogica operanti nei servizi per l’infanzia. L’indagine si propone di esplorare le rappresentazioni del giusto e dello sbagliato presenti nei contesti educativi, le modalità attraverso cui vengono promossi nei bambini processi di interiorizzazione delle regole, il rapporto tra valori dichiarati e pratiche quotidiane e il ruolo della riflessività nella costruzione dell’agire professionale. I risultati evidenziano come la dimensione morale sia costantemente presente nelle pratiche educative, pur rimanendo spesso implicita e raramente tematizzata in modo esplicito. Le interviste mostrano che le scelte educative sono profondamente influenzate da valori, convinzioni, emozioni e processi interpretativi che prendono forma nella relazione con i bambini e con il contesto. Ne emerge una concezione della moralità come processo dinamico, situato e negoziato, che richiede all’educatore una continua attività riflessiva e un costante esercizio di responsabilità. La ricerca conferma pertanto che l’educazione non può essere considerata un’attività neutrale, ma rappresenta un’esperienza profondamente etica, nella quale la costruzione della convivenza e della soggettività morale si realizza attraverso le relazioni quotidiane.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7641