Negli esseri umani il cibo supera la semplice funzione di sostentamento biologico, diventando un vero e proprio linguaggio che trasmette significati simbolici, identitari e relazionali. L’obiettivo del presente studio sperimentale è quello di indagare come le scelte alimentari di un commensale possano influenzare la formazione delle prime impressioni di un osservatore. A tal fine abbiamo esplorato se la propensione verso cibi nuovi o familiari possa influenzare il giudizio sociale, l’attribuzione di un orientamento politico e la desiderabilità relazionale del target e se questa influenza sia positiva o negativa. Il percorso teorico è stato articolato a partire dall’inquadramento dei pattern alimentari come veri e propri fenomeni psicologici e sociali, approfondendo i costrutti della neofobia e della neofilia alimentare. Iniziando dalle definizioni dei costrutti è stata poi posta particolare attenzione ai loro determinanti biologici e culturali, ma anche alle conseguenze che neofobia e neofilia alimentare hanno sulla condotta dell’individuo. La seconda sezione teorica ha spostato l’attenzione sui meccanismi cognitivi che regolano la formazione delle impressioni, partendo inizialmente con una rassegna delle principali teorie psicologiche, per poi analizzare il ruolo che la scelta degli alimenti ha come marcatore di informazioni e di come venga utilizzata come scorciatoia nel giudizio sociale. All’interno di questo contesto è stato esaminato con particolare attenzione il ruolo del genere e dei suoi stereotipi legati all’alimentazione, approfondendo l’argomento tramite una rassegna teorica che parte da tre dimensioni fondamentali: le porzioni, l’estetica del piatto e la tipologia di cibo scelto in sé. Per concludere viene presentato uno studio sperimentale che ha l’obiettivo di testare empiricamente gli atteggiamenti e i giudizi sociali formulati dagli individui di fronte a un commensale che manifesti un comportamento di neofobia o neofilia alimentare all’interno di uno scenario originale di interazione sociale. Poiché la letteratura ha ampiamente dimostrato come gli individui utilizzino le informazioni sulle scelte gastronomiche altrui per mapparne rapidamente l’identità e ridurre il carico cognitivo, si è voluto verificare se la neofilia alimentare, ovvero la propensione a provare cibi nuovi, o la neofobia alimentare, il rifiuto del nuovo, vengano interpretate come segnali di specifici tratti caratteriali del target e se tali comportamenti guidino le inferenze relative alla collocazione ideologica del commensale lungo l’asse politico. Il campione preso in esame è stato assegnato casualmente a diverse condizioni sperimentali che si differenziavano sulla base del profilo alimentare e del genere del target descritto nello scenario. Successivamente i partecipanti hanno compilato un questionario volto a misurare la valutazione complessiva del target, la disponibilità a future interazioni sociali e l’attribuzione del suo orientamento politico. Questa impostazione consente di esplorare il legame diretto tra la condotta alimentare e i bias cognitivi, offrendo un contributo su come le scelte gastronomiche operino come uno strumento di segnalazione d’identità e di come le violazioni delle aspettative alimentari, come quelle legate al genere, orientino l’accettazione o il giudizio critico all’interno dello spazio sociale. I risultati della ricerca evidenziano differenze significative nel modo in cui il commensale viene valutato e nella percezione del suo orientamento politico, suggerendo che la condotta neofilica del target sia associata a impressioni più positive e a una diversa collocazione politica rispetto alla controparte neofobica.

Dimmi come mangi e ti dirò come ti vedo. Studio sperimentale sulle prime impressioni indotte da un commensale neofobico o neofilico.

TEDALDI, FRANCESCO
2025/2026

Abstract

Negli esseri umani il cibo supera la semplice funzione di sostentamento biologico, diventando un vero e proprio linguaggio che trasmette significati simbolici, identitari e relazionali. L’obiettivo del presente studio sperimentale è quello di indagare come le scelte alimentari di un commensale possano influenzare la formazione delle prime impressioni di un osservatore. A tal fine abbiamo esplorato se la propensione verso cibi nuovi o familiari possa influenzare il giudizio sociale, l’attribuzione di un orientamento politico e la desiderabilità relazionale del target e se questa influenza sia positiva o negativa. Il percorso teorico è stato articolato a partire dall’inquadramento dei pattern alimentari come veri e propri fenomeni psicologici e sociali, approfondendo i costrutti della neofobia e della neofilia alimentare. Iniziando dalle definizioni dei costrutti è stata poi posta particolare attenzione ai loro determinanti biologici e culturali, ma anche alle conseguenze che neofobia e neofilia alimentare hanno sulla condotta dell’individuo. La seconda sezione teorica ha spostato l’attenzione sui meccanismi cognitivi che regolano la formazione delle impressioni, partendo inizialmente con una rassegna delle principali teorie psicologiche, per poi analizzare il ruolo che la scelta degli alimenti ha come marcatore di informazioni e di come venga utilizzata come scorciatoia nel giudizio sociale. All’interno di questo contesto è stato esaminato con particolare attenzione il ruolo del genere e dei suoi stereotipi legati all’alimentazione, approfondendo l’argomento tramite una rassegna teorica che parte da tre dimensioni fondamentali: le porzioni, l’estetica del piatto e la tipologia di cibo scelto in sé. Per concludere viene presentato uno studio sperimentale che ha l’obiettivo di testare empiricamente gli atteggiamenti e i giudizi sociali formulati dagli individui di fronte a un commensale che manifesti un comportamento di neofobia o neofilia alimentare all’interno di uno scenario originale di interazione sociale. Poiché la letteratura ha ampiamente dimostrato come gli individui utilizzino le informazioni sulle scelte gastronomiche altrui per mapparne rapidamente l’identità e ridurre il carico cognitivo, si è voluto verificare se la neofilia alimentare, ovvero la propensione a provare cibi nuovi, o la neofobia alimentare, il rifiuto del nuovo, vengano interpretate come segnali di specifici tratti caratteriali del target e se tali comportamenti guidino le inferenze relative alla collocazione ideologica del commensale lungo l’asse politico. Il campione preso in esame è stato assegnato casualmente a diverse condizioni sperimentali che si differenziavano sulla base del profilo alimentare e del genere del target descritto nello scenario. Successivamente i partecipanti hanno compilato un questionario volto a misurare la valutazione complessiva del target, la disponibilità a future interazioni sociali e l’attribuzione del suo orientamento politico. Questa impostazione consente di esplorare il legame diretto tra la condotta alimentare e i bias cognitivi, offrendo un contributo su come le scelte gastronomiche operino come uno strumento di segnalazione d’identità e di come le violazioni delle aspettative alimentari, come quelle legate al genere, orientino l’accettazione o il giudizio critico all’interno dello spazio sociale. I risultati della ricerca evidenziano differenze significative nel modo in cui il commensale viene valutato e nella percezione del suo orientamento politico, suggerendo che la condotta neofilica del target sia associata a impressioni più positive e a una diversa collocazione politica rispetto alla controparte neofobica.
2025
Neofobia alimentare
Neofilia alimentare
Prime impressioni
Stereotipi
Scelte alimentari
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/7746