La presente tesi analizza il welfare state europeo nel rapporto tra integrazione sovranazionale e persistenza dei modelli nazionali di protezione sociale. La ricerca si interroga su quanto l’Unione europea abbia inciso sull’evoluzione e sull’eventuale armonizzazione dei sistemi di welfare degli Stati membri, verificando se il processo di integrazione abbia prodotto una convergenza sostanziale oppure forme di coordinamento e apprendimento reciproco, lasciando invariata la struttura differenziata dei regimi nazionali. Il lavoro adotta un approccio teorico-comparativo. Il primo capitolo definisce il concetto di welfare state come insieme di istituzioni e politiche volte alla protezione dai principali rischi sociali, approfondendo categorie come universalismo e selettività, rapporto tra Stato, mercato e famiglia, demercificazione e defamilizzazione. Vengono inoltre esaminate le principali classificazioni dei regini di welfare, a partire dalla tipologia di Esping-Andersen alle successive integrazioni. La prospettiva storica consente inoltre di collegare la genesi dei welfare europei al modello bismarckiano, alla svolta beveridgiana del secondo dopoguerra e alle successive trasformazioni determinate da crisi fiscali, invecchiamento demografico e mutamenti del mercato del lavoro. Il secondo capitolo confronta i modelli europei di welfare – nordico, continentale, mediterraneo e anglosassone – evidenziando differenze nelle modalità di accesso alle prestazioni, nel finanziamento, nella composizione della spesa sociale e nel ruolo della famiglia. L’analisi rileva come, nonostante obietti comuni, i sistemi europei restino strutturalmente differenziati per capacità redistributiva, inclusività ed equilibrio tra trasferimenti e servizi. Il terzo capitolo esamina il ruolo dell’Unione europea, che, pur non disponendo di una competenza generale in materia sociale in materia sociale, influenza i sistemi nazionali attraverso strumenti di coordinamento e soft governance come il metodo di coordinamento aperto, il Semestre europeo e il Pilastro europeo dei diritti sociali. La crisi finanziaria del 2008, la pandemia da Covid-19 e lo shock energetico-inflattivo sono esaminati come stress test dei sistemi nazionali e della solidarietà europea, poiché hanno evidenziato tanto l’esigenza di risposte comuni quanto la persistente centralità delle capacità istituzionali interne. La tesi conclude che l’UE ha promosso una europeizzazione selettiva del Welfare, rafforzando obiettivi e strumenti comuni senza giungere a una piena armonizzazione. La convergenza rimane prevalentemente procedurale e differenziata, mentre i modelli nazionali continuano a rappresentare l’elemento centrale del sistema sociale europeo.

IL WELFARE STATE EUROPEO TRA INTEGRAZIONE SOVRANAZIONALE E PERSISTENZA DEI MODELLI NAZIONALI

PALMA, GIACOMO
2025/2026

Abstract

La presente tesi analizza il welfare state europeo nel rapporto tra integrazione sovranazionale e persistenza dei modelli nazionali di protezione sociale. La ricerca si interroga su quanto l’Unione europea abbia inciso sull’evoluzione e sull’eventuale armonizzazione dei sistemi di welfare degli Stati membri, verificando se il processo di integrazione abbia prodotto una convergenza sostanziale oppure forme di coordinamento e apprendimento reciproco, lasciando invariata la struttura differenziata dei regimi nazionali. Il lavoro adotta un approccio teorico-comparativo. Il primo capitolo definisce il concetto di welfare state come insieme di istituzioni e politiche volte alla protezione dai principali rischi sociali, approfondendo categorie come universalismo e selettività, rapporto tra Stato, mercato e famiglia, demercificazione e defamilizzazione. Vengono inoltre esaminate le principali classificazioni dei regini di welfare, a partire dalla tipologia di Esping-Andersen alle successive integrazioni. La prospettiva storica consente inoltre di collegare la genesi dei welfare europei al modello bismarckiano, alla svolta beveridgiana del secondo dopoguerra e alle successive trasformazioni determinate da crisi fiscali, invecchiamento demografico e mutamenti del mercato del lavoro. Il secondo capitolo confronta i modelli europei di welfare – nordico, continentale, mediterraneo e anglosassone – evidenziando differenze nelle modalità di accesso alle prestazioni, nel finanziamento, nella composizione della spesa sociale e nel ruolo della famiglia. L’analisi rileva come, nonostante obietti comuni, i sistemi europei restino strutturalmente differenziati per capacità redistributiva, inclusività ed equilibrio tra trasferimenti e servizi. Il terzo capitolo esamina il ruolo dell’Unione europea, che, pur non disponendo di una competenza generale in materia sociale in materia sociale, influenza i sistemi nazionali attraverso strumenti di coordinamento e soft governance come il metodo di coordinamento aperto, il Semestre europeo e il Pilastro europeo dei diritti sociali. La crisi finanziaria del 2008, la pandemia da Covid-19 e lo shock energetico-inflattivo sono esaminati come stress test dei sistemi nazionali e della solidarietà europea, poiché hanno evidenziato tanto l’esigenza di risposte comuni quanto la persistente centralità delle capacità istituzionali interne. La tesi conclude che l’UE ha promosso una europeizzazione selettiva del Welfare, rafforzando obiettivi e strumenti comuni senza giungere a una piena armonizzazione. La convergenza rimane prevalentemente procedurale e differenziata, mentre i modelli nazionali continuano a rappresentare l’elemento centrale del sistema sociale europeo.
2025
Welfare State
Modelli di Welfare
Redistribuzione
Integrazione europea
Rischi sociali
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/7787