La trasformazione digitale, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la crescente fluidità del mercato del lavoro stanno mettendo in discussione i tradizionali modelli di gestione delle risorse umane. In tale contesto, il paradigma del Person-Job Fit, fondato sulla corrispondenza tra individuo e mansione, mostra limiti sempre più evidenti di fronte a ruoli professionali dinamici, organizzazioni flessibili e competenze soggette a rapida obsolescenza. La presente ricerca propone il paradigma del Person-Skills Fit come possibile risposta teorica e operativa a tali trasformazioni. Questo approccio sposta l’unità di analisi dell’allineamento organizzativo dalla mansione al patrimonio di competenze dell’individuo, valorizzando non tanto l’aderenza a una job description predefinita, quanto la capacità del lavoratore di trasferire, aggiornare e ricombinare le proprie competenze in contesti e progetti differenti. In questa prospettiva, il Person-Skills Fit costituisce un presupposto centrale della Skill-based Organization, intesa come architettura organizzativa nella quale il lavoro viene scomposto in task più flessibili, assegnati dinamicamente sulla base delle competenze disponibili, e i sistemi di sviluppo e ricompensa tendono progressivamente a orientarsi verso le competenze dimostrate piuttosto che verso la sola posizione occupata. Sul piano empirico, la ricerca analizza l’esperienza di grandi corporation globali, tra cui Unilever, Schneider Electric e Novartis, che hanno introdotto piattaforme evolute di Internal Talent Marketplace supportate da sistemi di People Analytics. L’esame di tali casi evidenzia come la scomposizione delle mansioni in attività più granulari e il superamento dei silos dipartimentali possano favorire una più efficace riallocazione del capitale umano, incrementare la produttività interna e ridefinire il contratto psicologico tra individuo e organizzazione in una prospettiva di mutua occupabilità. Il contributo dello studio risiede nella comprensione di come le organizzazioni possano valorizzare il capitale umano e preservare la propria competitività in un ambiente economico e tecnologico caratterizzato da elevata incertezza. La ricerca intende pertanto contribuire al dibattito sull’evoluzione dei modelli di talent management, sostenendo che il passaggio dal Person-Job Fit al Person-Skills Fit non rappresenta semplicemente un’opzione gestionale alternativa, ma una risposta organizzativa coerente con l’instabilità del contesto competitivo contemporaneo. La sua implementazione richiede non solo l’adozione di nuovi strumenti digitali, ma anche una diversa concezione del rapporto tra persona, competenza e organizzazione.
Dal Person-Job Fit al Person-Skills Fit: competenze, innovazione e trasformazione organizzativa
PANARIELLO, GIORGIA
2025/2026
Abstract
La trasformazione digitale, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la crescente fluidità del mercato del lavoro stanno mettendo in discussione i tradizionali modelli di gestione delle risorse umane. In tale contesto, il paradigma del Person-Job Fit, fondato sulla corrispondenza tra individuo e mansione, mostra limiti sempre più evidenti di fronte a ruoli professionali dinamici, organizzazioni flessibili e competenze soggette a rapida obsolescenza. La presente ricerca propone il paradigma del Person-Skills Fit come possibile risposta teorica e operativa a tali trasformazioni. Questo approccio sposta l’unità di analisi dell’allineamento organizzativo dalla mansione al patrimonio di competenze dell’individuo, valorizzando non tanto l’aderenza a una job description predefinita, quanto la capacità del lavoratore di trasferire, aggiornare e ricombinare le proprie competenze in contesti e progetti differenti. In questa prospettiva, il Person-Skills Fit costituisce un presupposto centrale della Skill-based Organization, intesa come architettura organizzativa nella quale il lavoro viene scomposto in task più flessibili, assegnati dinamicamente sulla base delle competenze disponibili, e i sistemi di sviluppo e ricompensa tendono progressivamente a orientarsi verso le competenze dimostrate piuttosto che verso la sola posizione occupata. Sul piano empirico, la ricerca analizza l’esperienza di grandi corporation globali, tra cui Unilever, Schneider Electric e Novartis, che hanno introdotto piattaforme evolute di Internal Talent Marketplace supportate da sistemi di People Analytics. L’esame di tali casi evidenzia come la scomposizione delle mansioni in attività più granulari e il superamento dei silos dipartimentali possano favorire una più efficace riallocazione del capitale umano, incrementare la produttività interna e ridefinire il contratto psicologico tra individuo e organizzazione in una prospettiva di mutua occupabilità. Il contributo dello studio risiede nella comprensione di come le organizzazioni possano valorizzare il capitale umano e preservare la propria competitività in un ambiente economico e tecnologico caratterizzato da elevata incertezza. La ricerca intende pertanto contribuire al dibattito sull’evoluzione dei modelli di talent management, sostenendo che il passaggio dal Person-Job Fit al Person-Skills Fit non rappresenta semplicemente un’opzione gestionale alternativa, ma una risposta organizzativa coerente con l’instabilità del contesto competitivo contemporaneo. La sua implementazione richiede non solo l’adozione di nuovi strumenti digitali, ma anche una diversa concezione del rapporto tra persona, competenza e organizzazione.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Panariello.Giorgia.pdf
Accesso riservato
Dimensione
546.1 kB
Formato
Adobe PDF
|
546.1 kB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/7822