Il cambiamento climatico è oggi riconosciuto come una delle principali fonti di rischio sistemico per il sistema finanziario europeo. L'aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi climatici estremi, insieme ai profondi cambiamenti strutturali richiesti dalla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, genera impatti significativi sulla qualità degli attivi bancari, sulla redditività degli intermediari e sulla stabilità complessiva del sistema finanziario. I rischi fisici e di transizione agiscono infatti come driver trasversali in grado di influenzare simultaneamente il rischio di credito, di mercato, operativo e di liquidità, ampliando il perimetro della vigilanza prudenziale tradizionale. In questo contesto, la regolamentazione e la supervisione bancaria europee hanno progressivamente incorporato le vulnerabilità climatiche nei propri strumenti, riconoscendo che la stabilità finanziaria di lungo periodo non può prescindere dalla capacità degli intermediari di identificare, misurare e gestire tali rischi. La tesi analizza l'evoluzione dell'approccio europeo, con particolare attenzione al ruolo dell'Autorità Bancaria Europea (EBA) e della Banca Centrale Europea (BCE), che rappresentano i principali attori nel processo di integrazione dei rischi climatici nel framework prudenziale. L'elaborato esamina l'inclusione dei rischi climatici nei tre Pilastri di Basilea, evidenziando come il Pilastro 2 costituisca oggi il fulcro dell'azione di vigilanza attraverso gli Orientamenti EBA sulla gestione dei rischi ESG, con particolare riferimento ai rischi climatici e ambientali, le aspettative di vigilanza della BCE e il crescente utilizzo di analisi di scenario e stress test climatici. Particolare attenzione è dedicata al pacchetto CRR III/CRD VI, che rafforza gli obblighi di disclosure, introduce requisiti informativi più granulari e consolida l'approccio forward-looking richiesto agli intermediari. Dall'analisi emerge come l'Unione europea sta costruendo un modello prudenziale sempre più orientato alla resilienza climatica, pur in presenza di sfide rilevanti quali la limitata disponibilità di dati, la maturità ancora incompleta dei modelli di rischio e l'incertezza normativa che caratterizza la transizione ecologica. L'integrazione dei rischi climatici emerge così come una componente strutturale della regolamentazione e della vigilanza prudenziale bancaria, destinata a incidere profondamente sui processi di governance, sulle strategie aziendali e sui modelli di business degli intermediari finanziari.
EBA ed BCE : approccio regolamentare e di vigilanza in ambito rischio climatico-ambientale
NOUBISSI KOUAM, KEVINE
2025/2026
Abstract
Il cambiamento climatico è oggi riconosciuto come una delle principali fonti di rischio sistemico per il sistema finanziario europeo. L'aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi climatici estremi, insieme ai profondi cambiamenti strutturali richiesti dalla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, genera impatti significativi sulla qualità degli attivi bancari, sulla redditività degli intermediari e sulla stabilità complessiva del sistema finanziario. I rischi fisici e di transizione agiscono infatti come driver trasversali in grado di influenzare simultaneamente il rischio di credito, di mercato, operativo e di liquidità, ampliando il perimetro della vigilanza prudenziale tradizionale. In questo contesto, la regolamentazione e la supervisione bancaria europee hanno progressivamente incorporato le vulnerabilità climatiche nei propri strumenti, riconoscendo che la stabilità finanziaria di lungo periodo non può prescindere dalla capacità degli intermediari di identificare, misurare e gestire tali rischi. La tesi analizza l'evoluzione dell'approccio europeo, con particolare attenzione al ruolo dell'Autorità Bancaria Europea (EBA) e della Banca Centrale Europea (BCE), che rappresentano i principali attori nel processo di integrazione dei rischi climatici nel framework prudenziale. L'elaborato esamina l'inclusione dei rischi climatici nei tre Pilastri di Basilea, evidenziando come il Pilastro 2 costituisca oggi il fulcro dell'azione di vigilanza attraverso gli Orientamenti EBA sulla gestione dei rischi ESG, con particolare riferimento ai rischi climatici e ambientali, le aspettative di vigilanza della BCE e il crescente utilizzo di analisi di scenario e stress test climatici. Particolare attenzione è dedicata al pacchetto CRR III/CRD VI, che rafforza gli obblighi di disclosure, introduce requisiti informativi più granulari e consolida l'approccio forward-looking richiesto agli intermediari. Dall'analisi emerge come l'Unione europea sta costruendo un modello prudenziale sempre più orientato alla resilienza climatica, pur in presenza di sfide rilevanti quali la limitata disponibilità di dati, la maturità ancora incompleta dei modelli di rischio e l'incertezza normativa che caratterizza la transizione ecologica. L'integrazione dei rischi climatici emerge così come una componente strutturale della regolamentazione e della vigilanza prudenziale bancaria, destinata a incidere profondamente sui processi di governance, sulle strategie aziendali e sui modelli di business degli intermediari finanziari.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7845