Il presente elaborato descrive le attività di tirocinio svolte presso i Musei Civici di Reggio Emilia, incentrate sulla presa in carico, archiviazione e valorizzazione di una collezione mineralogica donata dalla Società Reggiana di Scienze Naturali Carlo Iacchetti. Il percorso operativo si è articolato nelle diverse fasi della gestione museale: dall'archiviazione digitale e la documentazione fotografica, fino alla pianificazione dell'allestimento espositivo. La documentazione fotografica, realizzata in condizioni di luce controllata, è stata perfezionata tramite interventi di post-produzione volti a preservare la fedeltà cromatica e morfologica dei reperti. L'obiettivo è stato quello di azzerare il divario tra l'immagine e il dato scientifico, garantendo che ogni scatto costituisse non solo una resa estetica, ma uno strumento di catalogazione preciso, fedele e privo di ambiguità visive. La catalogazione ha richiesto analisi di laboratorio (spettrometria di fluorescenza a raggi X e microscopia elettronica a scansione accoppiata a microanalisi EDX) per verificare le identificazioni fornite con la donazione, poiché diverse fasi minerali richiedono indagini più approfondite rispetto al riconoscimento macroscopico o in microscopia ottica. La collezione comprende prevalentemente minerali del territorio reggiano e delle aree appenniniche limitrofe. I campioni più rappresentativi appartengono alla classe dei silicati (soprattutto quarzo, datolite e prehnite), seguiti da solfati (gesso e barite) e carbonati (calcite e aragonite). Sono inoltre presenti solfuri, alogenuri, ossidi ed elementi nativi, tra cui pirite, fluorite, ematite, zolfo e rame. Completano la raccolta alcuni campioni petrografici e reperti geo-paleontologici, quali variolite, legni fossili e alabastri calcareo. Le misure sperimentali hanno confermato gran parte delle attribuzioni mineralogiche originali (tra cui calcite, barite, datolite, fluorite, gesso e quarzo). Sono state tuttavia apportate alcune revisioni: la presunta dolomite è risultata essere aragonite, mentre è stata esclusa la presenza di inclusioni di grafite all'interno del quarzo. Gli alabastri, infine, sono stati riclassificati correttamente come alabastri calcarei. Sulla base dei dati raccolti, si è proceduto alla redazione di un atlante della donazione, concepito come strumento di supporto per la consultazione e la valorizzazione della collezione. L'esperienza si è infine conclusa con la pianificazione e l'avvio dell'allestimento espositivo (la cui apertura al pubblico è prevista per ottobre 2026), pensato per trasformare la collezione in un efficace strumento di divulgazione scientifica e di conoscenza del territorio. La disposizione dei minerali è stata articolata in quattro sezioni distinte sulla base del contesto geologico di origine: i gessi messiniani, i gessi triassici, il complesso ofiolitico di Campotrera e le restanti formazioni geologiche. Tale suddivisione non risponde unicamente a criteri di catalogazione scientifica, ma struttura un vero e proprio percorso narrativo all'interno delle vetrine, permettendo al visitatore di contestualizzare la diversità mineralogica nel quadro dell'Appennino reggiano.
Musealizzazione di una collezione mineralogica: la collezione della Società Reggiana di Scienze Naturali ai Musei Civici di Reggio Emilia
VALERIO, FRANCESCO
2025/2026
Abstract
Il presente elaborato descrive le attività di tirocinio svolte presso i Musei Civici di Reggio Emilia, incentrate sulla presa in carico, archiviazione e valorizzazione di una collezione mineralogica donata dalla Società Reggiana di Scienze Naturali Carlo Iacchetti. Il percorso operativo si è articolato nelle diverse fasi della gestione museale: dall'archiviazione digitale e la documentazione fotografica, fino alla pianificazione dell'allestimento espositivo. La documentazione fotografica, realizzata in condizioni di luce controllata, è stata perfezionata tramite interventi di post-produzione volti a preservare la fedeltà cromatica e morfologica dei reperti. L'obiettivo è stato quello di azzerare il divario tra l'immagine e il dato scientifico, garantendo che ogni scatto costituisse non solo una resa estetica, ma uno strumento di catalogazione preciso, fedele e privo di ambiguità visive. La catalogazione ha richiesto analisi di laboratorio (spettrometria di fluorescenza a raggi X e microscopia elettronica a scansione accoppiata a microanalisi EDX) per verificare le identificazioni fornite con la donazione, poiché diverse fasi minerali richiedono indagini più approfondite rispetto al riconoscimento macroscopico o in microscopia ottica. La collezione comprende prevalentemente minerali del territorio reggiano e delle aree appenniniche limitrofe. I campioni più rappresentativi appartengono alla classe dei silicati (soprattutto quarzo, datolite e prehnite), seguiti da solfati (gesso e barite) e carbonati (calcite e aragonite). Sono inoltre presenti solfuri, alogenuri, ossidi ed elementi nativi, tra cui pirite, fluorite, ematite, zolfo e rame. Completano la raccolta alcuni campioni petrografici e reperti geo-paleontologici, quali variolite, legni fossili e alabastri calcareo. Le misure sperimentali hanno confermato gran parte delle attribuzioni mineralogiche originali (tra cui calcite, barite, datolite, fluorite, gesso e quarzo). Sono state tuttavia apportate alcune revisioni: la presunta dolomite è risultata essere aragonite, mentre è stata esclusa la presenza di inclusioni di grafite all'interno del quarzo. Gli alabastri, infine, sono stati riclassificati correttamente come alabastri calcarei. Sulla base dei dati raccolti, si è proceduto alla redazione di un atlante della donazione, concepito come strumento di supporto per la consultazione e la valorizzazione della collezione. L'esperienza si è infine conclusa con la pianificazione e l'avvio dell'allestimento espositivo (la cui apertura al pubblico è prevista per ottobre 2026), pensato per trasformare la collezione in un efficace strumento di divulgazione scientifica e di conoscenza del territorio. La disposizione dei minerali è stata articolata in quattro sezioni distinte sulla base del contesto geologico di origine: i gessi messiniani, i gessi triassici, il complesso ofiolitico di Campotrera e le restanti formazioni geologiche. Tale suddivisione non risponde unicamente a criteri di catalogazione scientifica, ma struttura un vero e proprio percorso narrativo all'interno delle vetrine, permettendo al visitatore di contestualizzare la diversità mineralogica nel quadro dell'Appennino reggiano.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7902