Il lavoro dell'educatore si fonda sulla relazione di cura e sull'incontro con l'Altro: una professione complessa che richiede una solida preparazione teorica e pratica, una costante riflessività e una buona capacità emotiva, abbandonando l'idea del lavoro di cura come una mera attività basata sull'istinto o sul buon cuore. Oggi, a fronte di crescenti complessità sociali, nuove fragilità familiari e bisogni sempre più eterogenei dell'utenza, emerge un profondo divario tra le responsabilità richieste a questi professionisti e il loro reale riconoscimento socio-istituzionale. La presente tesi nasce dalla volontà di dare voce al vissuto profondo degli educatori, indagando la natura dello stress e della fatica tipici della professione per individuare metodologie di supporto capaci di preservare il benessere dei lavoratori e la qualità dei servizi.Il primo capitolo analizza la costruzione dell'identità professionale dell'educatore, tesa costantemente tra responsabilità e complessità con riferimento al tema della riflessività e delle competenze emotive. L'azione educativa si muove nell'imprevedibilità e richiede l'uso di una buona competenza affettiva, ovvero la capacità di riconoscere e gestire il proprio carico emotivo per prevenire il logoramento. Viene, inoltre, evidenziato il valore etico e politico del ruolo, chiamato ad agire controcorrente per difendere la dignità dell'utenza in contesti dominati da logiche di efficienza. Il secondo capitolo sposta l'attenzione sul coordinamento pedagogico e sulla struttura organizzativa. Viene introdotto il concetto di abitare la crisi lavorando sulle difficoltà e la ricerca di significato come elementi fondamentali del mestiere da gestire attivamente per prevenire il malessere psicofisico. Attraverso l'analisi delle competenze trasversali e dell'auto-riflessione, si evidenzia la necessità di una sistematica e attenta cura del curante — sotto forma di supporto psicologico e organizzativo — come presupposto irrinunciabile per la salute dei lavoratori e l'efficacia del servizio stesso. Il terzo capitolo esplora gli strumenti pratici e corporei a disposizione dell'educatore per fronteggiare la stanchezza. Viene approfondito il valore della presenza mentale ( ad esempio l'esercizio del qui e ora) e dell'ascolto di sé tramite tecniche di respirazione e grounding, unitamente allo sviluppo di una comunicazione assertiva ed efficace. Il corpo dell'educatore viene ridefinito come primo e fondamentale strumento di sintonizzazione emotiva e di cura, che necessita di ascolto e protezione per evitare il logoramento.Il quarto capitolo presenta la ricerca qualitativa intitolata "La voce dell’educatore", condotta intervistando dodici educatrici. L'indagine esplora le loro testimonianze dirette su stress, criticità organizzative e dinamiche relazionali. Se da un lato si conferma che le scarse tutele contrattuali alimentano il rischio di burnout, dall'altro si evidenzia la capacità delle professioniste di elaborare una giusta distanza emotiva come strategia di sopravvivenza. La ricerca mette in luce, inoltre, il crollo del "mito dell'eroe", spingendo verso l'accettazione consapevole dei propri limiti. In conclusione, la tesi propone soluzioni pratiche per i servizi: maggiore tutela contrattuale, spazi stabili di supporto psicologico e una riforma della formazione continua orientata anche al benessere dell'educatore (gestione delle emozioni, assertività e risoluzione dei conflitti), restituendo così la dovuta dignità a una professione in continua evoluzione.
L’educatore moderno: il peso della cura. Analisi delle dinamiche, dei fattori di disagio e le nuove sfide psico-pedagogiche.
FRANCO, MARTINA
2025/2026
Abstract
Il lavoro dell'educatore si fonda sulla relazione di cura e sull'incontro con l'Altro: una professione complessa che richiede una solida preparazione teorica e pratica, una costante riflessività e una buona capacità emotiva, abbandonando l'idea del lavoro di cura come una mera attività basata sull'istinto o sul buon cuore. Oggi, a fronte di crescenti complessità sociali, nuove fragilità familiari e bisogni sempre più eterogenei dell'utenza, emerge un profondo divario tra le responsabilità richieste a questi professionisti e il loro reale riconoscimento socio-istituzionale. La presente tesi nasce dalla volontà di dare voce al vissuto profondo degli educatori, indagando la natura dello stress e della fatica tipici della professione per individuare metodologie di supporto capaci di preservare il benessere dei lavoratori e la qualità dei servizi.Il primo capitolo analizza la costruzione dell'identità professionale dell'educatore, tesa costantemente tra responsabilità e complessità con riferimento al tema della riflessività e delle competenze emotive. L'azione educativa si muove nell'imprevedibilità e richiede l'uso di una buona competenza affettiva, ovvero la capacità di riconoscere e gestire il proprio carico emotivo per prevenire il logoramento. Viene, inoltre, evidenziato il valore etico e politico del ruolo, chiamato ad agire controcorrente per difendere la dignità dell'utenza in contesti dominati da logiche di efficienza. Il secondo capitolo sposta l'attenzione sul coordinamento pedagogico e sulla struttura organizzativa. Viene introdotto il concetto di abitare la crisi lavorando sulle difficoltà e la ricerca di significato come elementi fondamentali del mestiere da gestire attivamente per prevenire il malessere psicofisico. Attraverso l'analisi delle competenze trasversali e dell'auto-riflessione, si evidenzia la necessità di una sistematica e attenta cura del curante — sotto forma di supporto psicologico e organizzativo — come presupposto irrinunciabile per la salute dei lavoratori e l'efficacia del servizio stesso. Il terzo capitolo esplora gli strumenti pratici e corporei a disposizione dell'educatore per fronteggiare la stanchezza. Viene approfondito il valore della presenza mentale ( ad esempio l'esercizio del qui e ora) e dell'ascolto di sé tramite tecniche di respirazione e grounding, unitamente allo sviluppo di una comunicazione assertiva ed efficace. Il corpo dell'educatore viene ridefinito come primo e fondamentale strumento di sintonizzazione emotiva e di cura, che necessita di ascolto e protezione per evitare il logoramento.Il quarto capitolo presenta la ricerca qualitativa intitolata "La voce dell’educatore", condotta intervistando dodici educatrici. L'indagine esplora le loro testimonianze dirette su stress, criticità organizzative e dinamiche relazionali. Se da un lato si conferma che le scarse tutele contrattuali alimentano il rischio di burnout, dall'altro si evidenzia la capacità delle professioniste di elaborare una giusta distanza emotiva come strategia di sopravvivenza. La ricerca mette in luce, inoltre, il crollo del "mito dell'eroe", spingendo verso l'accettazione consapevole dei propri limiti. In conclusione, la tesi propone soluzioni pratiche per i servizi: maggiore tutela contrattuale, spazi stabili di supporto psicologico e una riforma della formazione continua orientata anche al benessere dell'educatore (gestione delle emozioni, assertività e risoluzione dei conflitti), restituendo così la dovuta dignità a una professione in continua evoluzione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/7968