OBIETTIVO Le manifestazioni extra-intestinali (MEI) non sono un semplice dettaglio clinico nelle MICI pediatriche: possono precedere i sintomi intestinali, rendere più complessa la diagnosi e influenzare profondamente l'intero decorso del paziente. Poiché la letteratura non offre ancora un consenso unanime sull'entità di questo legame, l'obiettivo del presente lavoro è esplorare come l'esordio con MEI condizioni il futuro clinico dei giovani pazienti, mettendolo a confronto con chi presenta un esordio puramente intestinale. METODI Abbiamo ricostruito retrospettivamente la storia clinica di 36 pazienti pediatrici, affetti da Malattia di Crohn o Rettocolite Ulcerosa, seguiti presso l'Ambulatorio MICI della Pediatria del Policlinico di Modena. Il campione è stato stratificato in due popolazioni: 10 casi, con MEI all'esordio, e 26 pazienti controlli, ad esordio esclusivamente intestinale. Basandoci su un follow-up medio di oltre 8 anni, abbiamo mappato le caratteristiche al baseline (demografia, BMI, estensione della patologia e familiarità) per poi valutare tre snodi prognostici cruciali: la necessità di passare a terapie biologiche, la frequenza dei ricoveri ospedalieri e il ricorso alla chirurgia. Le differenze sono state soppesate statisticamente mediante test del Chi-quadro (con correzione di Fisher per i piccoli numeri) e test di Mann-Whitney, con significatività per p<0,05. RISULTATI Pur partendo da caratteristiche iniziali sostanzialmente sovrapponibili, le traiettorie dei due gruppi hanno mostrato sfumature distinte. Nei pazienti esorditi con MEI, la necessità di ospedalizzazione è risultata più che doppia (44% contro 20%, OR = 2,80), delineando un trend clinico evidente pur sfiorando la significatività statistica. Sorprendentemente, l'utilizzo di farmaci biologici e il ricorso alla chirurgia sono risultati addirittura meno frequenti in questo gruppo, ribaltando l'ipotesi iniziale di un'evoluzione sistematicamente più grave. L'analisi ha inoltre catturato caratteristiche peculiari nel gruppo con MEI: una familiarità per MICI fortemente più marcata (71% vs 35%), una maggiore propensione alla pancolite nella RCU e un BMI alla diagnosi sensibilmente più alto (21,5 vs 17,2 kg/m², p=0,071), con i soli casi di sovrappeso concentrati in questo braccio. CONCLUSIONI I dati ottenuti ci restituiscono l'immagine di una patologia estremamente complessa. Non emerge un decorso inequivocabilmente "più severo" per chi esordisce con MEI, ma piuttosto un pattern specifico: una maggiore vulnerabilità ai ricoveri che non si traduce automaticamente nel fallimento delle terapie convenzionali o nel ricorso al bisturi. Questa visione si allinea con le più recenti prospettive pediatriche internazionali, dimostrando come il peso prognostico delle MEI sia molto più sottile e articolato di quanto pensassimo. Trattandosi di un'esperienza monocentrica, questi spunti clinici gettano le basi ideali per future conferme su più ampia scala.
Outcome clinico dei pazienti pediatrici affetti da Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale insorta con manifestazioni extra-intestinali
SEVERI, LUCA
2025/2026
Abstract
OBIETTIVO Le manifestazioni extra-intestinali (MEI) non sono un semplice dettaglio clinico nelle MICI pediatriche: possono precedere i sintomi intestinali, rendere più complessa la diagnosi e influenzare profondamente l'intero decorso del paziente. Poiché la letteratura non offre ancora un consenso unanime sull'entità di questo legame, l'obiettivo del presente lavoro è esplorare come l'esordio con MEI condizioni il futuro clinico dei giovani pazienti, mettendolo a confronto con chi presenta un esordio puramente intestinale. METODI Abbiamo ricostruito retrospettivamente la storia clinica di 36 pazienti pediatrici, affetti da Malattia di Crohn o Rettocolite Ulcerosa, seguiti presso l'Ambulatorio MICI della Pediatria del Policlinico di Modena. Il campione è stato stratificato in due popolazioni: 10 casi, con MEI all'esordio, e 26 pazienti controlli, ad esordio esclusivamente intestinale. Basandoci su un follow-up medio di oltre 8 anni, abbiamo mappato le caratteristiche al baseline (demografia, BMI, estensione della patologia e familiarità) per poi valutare tre snodi prognostici cruciali: la necessità di passare a terapie biologiche, la frequenza dei ricoveri ospedalieri e il ricorso alla chirurgia. Le differenze sono state soppesate statisticamente mediante test del Chi-quadro (con correzione di Fisher per i piccoli numeri) e test di Mann-Whitney, con significatività per p<0,05. RISULTATI Pur partendo da caratteristiche iniziali sostanzialmente sovrapponibili, le traiettorie dei due gruppi hanno mostrato sfumature distinte. Nei pazienti esorditi con MEI, la necessità di ospedalizzazione è risultata più che doppia (44% contro 20%, OR = 2,80), delineando un trend clinico evidente pur sfiorando la significatività statistica. Sorprendentemente, l'utilizzo di farmaci biologici e il ricorso alla chirurgia sono risultati addirittura meno frequenti in questo gruppo, ribaltando l'ipotesi iniziale di un'evoluzione sistematicamente più grave. L'analisi ha inoltre catturato caratteristiche peculiari nel gruppo con MEI: una familiarità per MICI fortemente più marcata (71% vs 35%), una maggiore propensione alla pancolite nella RCU e un BMI alla diagnosi sensibilmente più alto (21,5 vs 17,2 kg/m², p=0,071), con i soli casi di sovrappeso concentrati in questo braccio. CONCLUSIONI I dati ottenuti ci restituiscono l'immagine di una patologia estremamente complessa. Non emerge un decorso inequivocabilmente "più severo" per chi esordisce con MEI, ma piuttosto un pattern specifico: una maggiore vulnerabilità ai ricoveri che non si traduce automaticamente nel fallimento delle terapie convenzionali o nel ricorso al bisturi. Questa visione si allinea con le più recenti prospettive pediatriche internazionali, dimostrando come il peso prognostico delle MEI sia molto più sottile e articolato di quanto pensassimo. Trattandosi di un'esperienza monocentrica, questi spunti clinici gettano le basi ideali per future conferme su più ampia scala.| File | Dimensione | Formato | |
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