Il presente lavoro di tesi in filosofia del diritto indaga la crisi del soggetto giuridico universale e la rifondazione dell'uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.) attraverso l'integrazione critica tra la Feminist Legal Theory e il paradigma dell'intersezionalità. Muovendo da una genealogia del pensiero femminista, la ricerca decostruisce i limiti strutturali del White Feminism e le derive securitarie del femminismo carcerario e migratorio, evidenziando il cortocircuito tra diritto penale simbolico e tutela effettiva dei soggetti vulnerabili. Il lavoro teorizza l'intersezionalità non più come mera categoria sociologica, ma come rigoroso strumento dogmatico capace di ridefinire la discriminazione indiretta, superare il modello additivo e fondare una giustizia trasformativa basata sui doveri positivi dello Stato e sulla centralità della vulnerabilità ontologica. La tenuta di questo impianto giusfilosofico trova verifica empirica e concettuale nel quarto capitolo, dedicato all'analisi del distretto ragusano. Assunto come laboratorio biopolitico, il contesto agricolo siciliano svela l'insufficienza dogmatica degli strumenti vigenti — dal reato di intermediazione illecita alle fattispecie di violenza sessuale (art. 609-bis c.p.) e riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.) — di fronte alla multidimensionalità del dominio che opprime le lavoratrici migranti.
L'intersezionalità come metodo d'indagine: il caso delle lavoratrici migranti nel distretto ragusano.
GARITTA, FRANCESCA
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi in filosofia del diritto indaga la crisi del soggetto giuridico universale e la rifondazione dell'uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.) attraverso l'integrazione critica tra la Feminist Legal Theory e il paradigma dell'intersezionalità. Muovendo da una genealogia del pensiero femminista, la ricerca decostruisce i limiti strutturali del White Feminism e le derive securitarie del femminismo carcerario e migratorio, evidenziando il cortocircuito tra diritto penale simbolico e tutela effettiva dei soggetti vulnerabili. Il lavoro teorizza l'intersezionalità non più come mera categoria sociologica, ma come rigoroso strumento dogmatico capace di ridefinire la discriminazione indiretta, superare il modello additivo e fondare una giustizia trasformativa basata sui doveri positivi dello Stato e sulla centralità della vulnerabilità ontologica. La tenuta di questo impianto giusfilosofico trova verifica empirica e concettuale nel quarto capitolo, dedicato all'analisi del distretto ragusano. Assunto come laboratorio biopolitico, il contesto agricolo siciliano svela l'insufficienza dogmatica degli strumenti vigenti — dal reato di intermediazione illecita alle fattispecie di violenza sessuale (art. 609-bis c.p.) e riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.) — di fronte alla multidimensionalità del dominio che opprime le lavoratrici migranti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/8402