La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione costituisce una delle principali sfide poste dalla "Quarta Rivoluzione Industriale". L’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha progressivamente modificato modalità organizzative, operative e procedimentali dell’amministrazione pubblica, rendendo necessario il superamento dei tradizionali modelli analogici e favorendo lo sviluppo dell’e-government. La digitalizzazione dell’azione amministrativa, sostenuta dal Codice dell’amministrazione digitale, dal Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione e dagli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mira a incrementare efficienza, efficacia, economicità e trasparenza, migliorando al contempo la qualità dei servizi rivolti a cittadini e imprese. In tale processo, l’intelligenza artificiale rappresenta un passaggio ulteriore rispetto alla mera dematerializzazione e semplificazione delle attività amministrative. I sistemi algoritmici, anche attraverso tecniche di machine learning, sono infatti in grado di elaborare grandi quantità di dati, formulare valutazioni e previsioni e, in determinati contesti, supportare o incidere direttamente sui processi decisionali della Pubblica Amministrazione. L’introduzione di tali strumenti offre rilevanti opportunità di miglioramento dell’azione pubblica, ma determina al contempo nuove e complesse problematiche giuridiche. Il presente lavoro analizza il rapporto tra innovazione tecnologica e principi fondamentali dell’azione amministrativa, interrogandosi sulla possibilità di conciliare l’impiego dell’intelligenza artificiale con le esigenze di legalità, imparzialità, trasparenza, conoscibilità e controllabilità delle decisioni pubbliche. Particolare attenzione è dedicata ai rischi derivanti dall’automazione dei processi decisionali, tra cui la possibile rigidità dell’azione amministrativa, la compressione della discrezionalità, le difficoltà di interoperabilità e gestione dei dati, la tutela della riservatezza e dei dati personali, nonché la necessità di garantire un effettivo controllo umano sulle decisioni automatizzate. L’analisi considera inoltre il quadro normativo europeo e nazionale, con particolare riferimento al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e al Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act), nonché agli orientamenti progressivamente elaborati dalla giurisprudenza amministrativa e dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. Tali fonti delineano un modello nel quale l’innovazione tecnologica non può essere considerata un fine autonomo, ma deve rimanere funzionale al perseguimento dell’interesse pubblico e al rispetto dei diritti fondamentali. La tesi evidenzia, pertanto, la necessità di concepire la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale come strumenti al servizio dell’amministrazione e delle persone, e non come fattori sostitutivi delle garanzie proprie dello Stato di diritto. L’effettivo successo della trasformazione digitale dipende non soltanto dalla disponibilità di tecnologie avanzate, ma anche dalla capacità delle istituzioni di sviluppare adeguate competenze, regole e forme di controllo. In assenza di una consapevole cultura dell’innovazione, il rischio è che strumenti nati per semplificare e rendere più efficiente l’azione amministrativa producano nuove forme di complessità e burocratizzazione. L’obiettivo ultimo della digitalizzazione deve quindi essere quello di coniugare progresso tecnologico ed efficienza amministrativa con la piena tutela dei diritti e dei principi fondamentali che governano l’esercizio della funzione pubblica.

DIGITALIZZAZIONE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: CARATTERI, FINALITÀ E LIMITI

SERMOLINO, ALESSIA
2025/2026

Abstract

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione costituisce una delle principali sfide poste dalla "Quarta Rivoluzione Industriale". L’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha progressivamente modificato modalità organizzative, operative e procedimentali dell’amministrazione pubblica, rendendo necessario il superamento dei tradizionali modelli analogici e favorendo lo sviluppo dell’e-government. La digitalizzazione dell’azione amministrativa, sostenuta dal Codice dell’amministrazione digitale, dal Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione e dagli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mira a incrementare efficienza, efficacia, economicità e trasparenza, migliorando al contempo la qualità dei servizi rivolti a cittadini e imprese. In tale processo, l’intelligenza artificiale rappresenta un passaggio ulteriore rispetto alla mera dematerializzazione e semplificazione delle attività amministrative. I sistemi algoritmici, anche attraverso tecniche di machine learning, sono infatti in grado di elaborare grandi quantità di dati, formulare valutazioni e previsioni e, in determinati contesti, supportare o incidere direttamente sui processi decisionali della Pubblica Amministrazione. L’introduzione di tali strumenti offre rilevanti opportunità di miglioramento dell’azione pubblica, ma determina al contempo nuove e complesse problematiche giuridiche. Il presente lavoro analizza il rapporto tra innovazione tecnologica e principi fondamentali dell’azione amministrativa, interrogandosi sulla possibilità di conciliare l’impiego dell’intelligenza artificiale con le esigenze di legalità, imparzialità, trasparenza, conoscibilità e controllabilità delle decisioni pubbliche. Particolare attenzione è dedicata ai rischi derivanti dall’automazione dei processi decisionali, tra cui la possibile rigidità dell’azione amministrativa, la compressione della discrezionalità, le difficoltà di interoperabilità e gestione dei dati, la tutela della riservatezza e dei dati personali, nonché la necessità di garantire un effettivo controllo umano sulle decisioni automatizzate. L’analisi considera inoltre il quadro normativo europeo e nazionale, con particolare riferimento al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e al Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act), nonché agli orientamenti progressivamente elaborati dalla giurisprudenza amministrativa e dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. Tali fonti delineano un modello nel quale l’innovazione tecnologica non può essere considerata un fine autonomo, ma deve rimanere funzionale al perseguimento dell’interesse pubblico e al rispetto dei diritti fondamentali. La tesi evidenzia, pertanto, la necessità di concepire la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale come strumenti al servizio dell’amministrazione e delle persone, e non come fattori sostitutivi delle garanzie proprie dello Stato di diritto. L’effettivo successo della trasformazione digitale dipende non soltanto dalla disponibilità di tecnologie avanzate, ma anche dalla capacità delle istituzioni di sviluppare adeguate competenze, regole e forme di controllo. In assenza di una consapevole cultura dell’innovazione, il rischio è che strumenti nati per semplificare e rendere più efficiente l’azione amministrativa producano nuove forme di complessità e burocratizzazione. L’obiettivo ultimo della digitalizzazione deve quindi essere quello di coniugare progresso tecnologico ed efficienza amministrativa con la piena tutela dei diritti e dei principi fondamentali che governano l’esercizio della funzione pubblica.
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