La tesi analizza il tema dell’arbitrabilità delle controversie, intesa come attitudine di una situazione giuridica controversa ad essere decisa mediante lodo arbitrale, e ne ricostruisce i confini alla luce del rapporto tra autonomia negoziale e giurisdizione statale. Muovendo dall’art. 806, comma 1, c.p.c., l’indagine evidenzia come la disponibilità del diritto costituisca il necessario punto di partenza della verifica, senza tuttavia esaurire il problema della compromettibilità. L’arbitrabilità non può infatti essere ricondotta automaticamente alla distinzione tra diritti disponibili e indisponibili, ma richiede una valutazione articolata che tenga conto della natura della situazione giuridica dedotta, della funzione della domanda, degli interessi coinvolti, delle garanzie processuali necessarie, dei poteri attribuibili agli arbitri e degli effetti che il lodo è chiamato a produrre. In questa prospettiva, il lavoro approfondisce la nozione di indisponibilità rilevante ai fini arbitrali e il rapporto tra arbitrabilità e ordine pubblico, valorizzando la categoria dell’“ordine pubblico arbitrale” quale insieme dei principi che consentono di stabilire se l’accertamento di una determinata situazione giuridica possa essere sottratto alla giurisdizione statale e affidato alla giustizia privata. Vengono quindi sistematizzate le principali cause di esclusione dell’arbitrato, tra cui l’assenza di una situazione giuridica soggettiva tutelabile e di una controversia, la presenza di interessi generali incompatibili con la devoluzione agli arbitri, i divieti legislativi, l’incompatibilità della disciplina processuale e l’impossibilità per il lodo di produrre l’effetto richiesto dall’ordinamento. Su tali premesse, la ricerca verifica l’operatività dei criteri elaborati in diversi settori dell’ordinamento italiano: controversie familiari e successorie, societarie, relative alla proprietà industriale e intellettuale, lavoristiche, consumeristiche e amministrative. La seconda parte sviluppa un’indagine comparata, esaminando la disciplina dell’arbitrabilità nella Convenzione di New York e negli ordinamenti francese, tedesco, spagnolo, svizzero, statunitense, cinese, giapponese e indiano, al fine di individuare convergenze e differenze nei criteri utilizzati per delimitare l’area della giustizia arbitrale. L’analisi conduce alla conclusione che l’arbitrabilità non costituisca una qualità immutabile di intere materie, ma un giudizio concreto sulla possibilità di affidare agli arbitri una determinata controversia, tra determinati soggetti e per il conseguimento di determinati effetti. La certezza del diritto non può pertanto derivare da un catalogo rigido di controversie arbitrabili e inarbitrabili, ma da un metodo stabile di verifica, capace di rendere esplicite, coerenti e controllabili le ragioni che giustificano, di volta in volta, il mantenimento o lo spostamento del confine tra giustizia privata e giurisdizione statale.

Arbitrato e disponibilità dei diritti: confini materiali, processuali e profili di diritto comparato.

MIGLINO, MARIA
2025/2026

Abstract

La tesi analizza il tema dell’arbitrabilità delle controversie, intesa come attitudine di una situazione giuridica controversa ad essere decisa mediante lodo arbitrale, e ne ricostruisce i confini alla luce del rapporto tra autonomia negoziale e giurisdizione statale. Muovendo dall’art. 806, comma 1, c.p.c., l’indagine evidenzia come la disponibilità del diritto costituisca il necessario punto di partenza della verifica, senza tuttavia esaurire il problema della compromettibilità. L’arbitrabilità non può infatti essere ricondotta automaticamente alla distinzione tra diritti disponibili e indisponibili, ma richiede una valutazione articolata che tenga conto della natura della situazione giuridica dedotta, della funzione della domanda, degli interessi coinvolti, delle garanzie processuali necessarie, dei poteri attribuibili agli arbitri e degli effetti che il lodo è chiamato a produrre. In questa prospettiva, il lavoro approfondisce la nozione di indisponibilità rilevante ai fini arbitrali e il rapporto tra arbitrabilità e ordine pubblico, valorizzando la categoria dell’“ordine pubblico arbitrale” quale insieme dei principi che consentono di stabilire se l’accertamento di una determinata situazione giuridica possa essere sottratto alla giurisdizione statale e affidato alla giustizia privata. Vengono quindi sistematizzate le principali cause di esclusione dell’arbitrato, tra cui l’assenza di una situazione giuridica soggettiva tutelabile e di una controversia, la presenza di interessi generali incompatibili con la devoluzione agli arbitri, i divieti legislativi, l’incompatibilità della disciplina processuale e l’impossibilità per il lodo di produrre l’effetto richiesto dall’ordinamento. Su tali premesse, la ricerca verifica l’operatività dei criteri elaborati in diversi settori dell’ordinamento italiano: controversie familiari e successorie, societarie, relative alla proprietà industriale e intellettuale, lavoristiche, consumeristiche e amministrative. La seconda parte sviluppa un’indagine comparata, esaminando la disciplina dell’arbitrabilità nella Convenzione di New York e negli ordinamenti francese, tedesco, spagnolo, svizzero, statunitense, cinese, giapponese e indiano, al fine di individuare convergenze e differenze nei criteri utilizzati per delimitare l’area della giustizia arbitrale. L’analisi conduce alla conclusione che l’arbitrabilità non costituisca una qualità immutabile di intere materie, ma un giudizio concreto sulla possibilità di affidare agli arbitri una determinata controversia, tra determinati soggetti e per il conseguimento di determinati effetti. La certezza del diritto non può pertanto derivare da un catalogo rigido di controversie arbitrabili e inarbitrabili, ma da un metodo stabile di verifica, capace di rendere esplicite, coerenti e controllabili le ragioni che giustificano, di volta in volta, il mantenimento o lo spostamento del confine tra giustizia privata e giurisdizione statale.
2025
Arbitrato
Diritti disponibili
Diritto comparato
Arbitrabilità
Interdisciplinarità
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