La tesi analizza il fenomeno del populismo penale come trasformazione del rapporto tra diritto penale, politica, opinione pubblica e mezzi di comunicazione. Muovendo dalla ricostruzione delle principali definizioni del fenomeno e delle sue manifestazioni nel contesto italiano, il lavoro evidenzia come il populismo penale non coincida semplicemente con l’inasprimento delle pene, ma emerga soprattutto quando la risposta punitiva viene orientata dalla ricerca del consenso, dall’emotività collettiva e dalla semplificazione di fenomeni sociali complessi. La riflessione si sviluppa attraverso il confronto con l’eredità illuministica e con il paradigma garantista dello Stato costituzionale di diritto. Legalità, tassatività, colpevolezza, proporzionalità, presunzione di non colpevolezza, diritto di difesa e finalità rieducativa della pena vengono analizzati come limiti essenziali all’esercizio dello ius puniendi, particolarmente rilevanti quando la pressione sociale e mediatica sollecita risposte immediate e simbolicamente incisive. In tale prospettiva, il populismo penale viene letto come una possibile forma di disorientamento della cultura delle garanzie, senza tuttavia identificare automaticamente severità punitiva e illegittimità costituzionale. Una parte centrale del lavoro è dedicata alla giustizia mediatica e alla formazione di un «processo parallelo», caratterizzato da tempi, linguaggi e criteri differenti rispetto all’accertamento giudiziario. L’analisi considera gli effetti della mediatizzazione sulla presunzione di innocenza, sul diritto di difesa, sulla posizione della vittima, sull’attività degli operatori della giustizia e sulla percezione collettiva del processo. In questo quadro, il dubbio viene valorizzato come componente essenziale del sapere giuridico e come presidio contro la formazione anticipata di certezze pubbliche di colpevolezza. Il lavoro affronta infine il rapporto tra populismo penale, vittime e violenza di genere. La crescente attenzione verso la persona offesa e il riconoscimento della specificità della violenza maschile contro le donne vengono considerati acquisizioni fondamentali, ma al tempo stesso viene sottolineato il rischio che la tutela si traduca in una risposta prevalentemente simbolica e repressiva, incapace di incidere sulle cause strutturali del fenomeno. I casi di Cogne e Giulia Cecchettin sono utilizzati come esempi di differenti forme di costruzione mediatica del crimine, tra spettacolarizzazione, figura del «mostro» e nuove narrazioni della violenza di genere. La tesi conclude individuando nel ruolo critico del giurista un elemento essenziale per preservare la mediazione tra domanda sociale di tutela e limiti dello Stato di diritto. Il diritto penale non può essere isolato dalle trasformazioni della società, ma deve ascoltarle senza esserne assorbito, mantenendo distinti consenso e legittimità, giudizio morale e qualificazione giuridica, valore simbolico della norma ed effettività della tutela.

La filosofia del Populismo Penale: paradigmi, percorsi storici e dibattito recente.

PARENTI, CHIARA
2025/2026

Abstract

La tesi analizza il fenomeno del populismo penale come trasformazione del rapporto tra diritto penale, politica, opinione pubblica e mezzi di comunicazione. Muovendo dalla ricostruzione delle principali definizioni del fenomeno e delle sue manifestazioni nel contesto italiano, il lavoro evidenzia come il populismo penale non coincida semplicemente con l’inasprimento delle pene, ma emerga soprattutto quando la risposta punitiva viene orientata dalla ricerca del consenso, dall’emotività collettiva e dalla semplificazione di fenomeni sociali complessi. La riflessione si sviluppa attraverso il confronto con l’eredità illuministica e con il paradigma garantista dello Stato costituzionale di diritto. Legalità, tassatività, colpevolezza, proporzionalità, presunzione di non colpevolezza, diritto di difesa e finalità rieducativa della pena vengono analizzati come limiti essenziali all’esercizio dello ius puniendi, particolarmente rilevanti quando la pressione sociale e mediatica sollecita risposte immediate e simbolicamente incisive. In tale prospettiva, il populismo penale viene letto come una possibile forma di disorientamento della cultura delle garanzie, senza tuttavia identificare automaticamente severità punitiva e illegittimità costituzionale. Una parte centrale del lavoro è dedicata alla giustizia mediatica e alla formazione di un «processo parallelo», caratterizzato da tempi, linguaggi e criteri differenti rispetto all’accertamento giudiziario. L’analisi considera gli effetti della mediatizzazione sulla presunzione di innocenza, sul diritto di difesa, sulla posizione della vittima, sull’attività degli operatori della giustizia e sulla percezione collettiva del processo. In questo quadro, il dubbio viene valorizzato come componente essenziale del sapere giuridico e come presidio contro la formazione anticipata di certezze pubbliche di colpevolezza. Il lavoro affronta infine il rapporto tra populismo penale, vittime e violenza di genere. La crescente attenzione verso la persona offesa e il riconoscimento della specificità della violenza maschile contro le donne vengono considerati acquisizioni fondamentali, ma al tempo stesso viene sottolineato il rischio che la tutela si traduca in una risposta prevalentemente simbolica e repressiva, incapace di incidere sulle cause strutturali del fenomeno. I casi di Cogne e Giulia Cecchettin sono utilizzati come esempi di differenti forme di costruzione mediatica del crimine, tra spettacolarizzazione, figura del «mostro» e nuove narrazioni della violenza di genere. La tesi conclude individuando nel ruolo critico del giurista un elemento essenziale per preservare la mediazione tra domanda sociale di tutela e limiti dello Stato di diritto. Il diritto penale non può essere isolato dalle trasformazioni della società, ma deve ascoltarle senza esserne assorbito, mantenendo distinti consenso e legittimità, giudizio morale e qualificazione giuridica, valore simbolico della norma ed effettività della tutela.
2025
IL POPULISMO PENALE
ILLUMINISMO E POST
GIUSTIZIA MEDIATICA
VITTIME E GENERE
CASI MEDIATICI
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/8602