L’elaborato analizza il tema della prova atipica nel processo penale, con particolare attenzione all’evoluzione storica dell’istituto, alla sua disciplina nell’ordinamento vigente e alle nuove problematiche poste dall’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito probatorio. Il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione storica della prova atipica, attraverso un percorso che prende avvio dal XII secolo e giunge fino all’epoca contemporanea. L’analisi storica consente di evidenziare come il rapporto tra tipicità e atipicità della prova sia strettamente connesso all’evoluzione dei modelli processuali e alle diverse concezioni della funzione giudiziaria. Il secondo capitolo esamina la disciplina attuale della prova atipica, soffermandosi sul quadro normativo delineato dal codice di procedura penale e, in particolare, dall’art. 189 c.p.p. L’analisi si concentra sui presupposti di ammissibilità della prova non disciplinata dalla legge, sul ruolo attribuito al giudice e sulle garanzie poste a tutela del contraddittorio, della libertà morale della persona e degli altri diritti fondamentali della stessa. Viene inoltre approfondito il rapporto tra prova atipica e principio di legalità processuale. Particolare attenzione è riservata, infine, all’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale relativa all’individuazione dei confini tra prova atipica, prova illecita e prova innominata. Il terzo capitolo affronta l’attuale tematica dell’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito probatorio. La diffusione di strumenti automatizzati capaci di acquisire, elaborare e interpretare grandi quantità di dati pone nuove questioni in ordine alla natura, all’ammissibilità, alla valutazione e all’utilizzabilità delle risultanze ottenute mediante sistemi algoritmici. In tale prospettiva, particolare attenzione è dedicata ai sistemi automatici di riconoscimento facciale e, nello specifico, al S.A.R.I. (Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini), quale esempio paradigmatico dell’intersezione tra tecnologia, attività investigativa e formazione della prova. L’analisi considera le potenzialità di tali strumenti, ma anche i rischi connessi all’errore algoritmico, ai falsi positivi, alla “opacità” dei procedimenti automatizzati di elaborazione dei dati e alla possibilità di sottoporre a effettivo controllo giudiziale i risultati prodotti. L’obiettivo complessivo della ricerca è verificare se e in quale misura la categoria della prova atipica possa offrire un adeguato inquadramento alle nuove forme di conoscenza processuale generate dall’intelligenza artificiale, interrogandosi sulla necessità di individuare specifiche garanzie in grado di assicurare che l’innovazione tecnologica non comprometta i principi fondamentali del giusto processo, del contraddittorio e del diritto di difesa.
La prova atipica nel procedimento penale.
SICONOLFI, SARA
2025/2026
Abstract
L’elaborato analizza il tema della prova atipica nel processo penale, con particolare attenzione all’evoluzione storica dell’istituto, alla sua disciplina nell’ordinamento vigente e alle nuove problematiche poste dall’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito probatorio. Il primo capitolo è dedicato alla ricostruzione storica della prova atipica, attraverso un percorso che prende avvio dal XII secolo e giunge fino all’epoca contemporanea. L’analisi storica consente di evidenziare come il rapporto tra tipicità e atipicità della prova sia strettamente connesso all’evoluzione dei modelli processuali e alle diverse concezioni della funzione giudiziaria. Il secondo capitolo esamina la disciplina attuale della prova atipica, soffermandosi sul quadro normativo delineato dal codice di procedura penale e, in particolare, dall’art. 189 c.p.p. L’analisi si concentra sui presupposti di ammissibilità della prova non disciplinata dalla legge, sul ruolo attribuito al giudice e sulle garanzie poste a tutela del contraddittorio, della libertà morale della persona e degli altri diritti fondamentali della stessa. Viene inoltre approfondito il rapporto tra prova atipica e principio di legalità processuale. Particolare attenzione è riservata, infine, all’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale relativa all’individuazione dei confini tra prova atipica, prova illecita e prova innominata. Il terzo capitolo affronta l’attuale tematica dell’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito probatorio. La diffusione di strumenti automatizzati capaci di acquisire, elaborare e interpretare grandi quantità di dati pone nuove questioni in ordine alla natura, all’ammissibilità, alla valutazione e all’utilizzabilità delle risultanze ottenute mediante sistemi algoritmici. In tale prospettiva, particolare attenzione è dedicata ai sistemi automatici di riconoscimento facciale e, nello specifico, al S.A.R.I. (Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini), quale esempio paradigmatico dell’intersezione tra tecnologia, attività investigativa e formazione della prova. L’analisi considera le potenzialità di tali strumenti, ma anche i rischi connessi all’errore algoritmico, ai falsi positivi, alla “opacità” dei procedimenti automatizzati di elaborazione dei dati e alla possibilità di sottoporre a effettivo controllo giudiziale i risultati prodotti. L’obiettivo complessivo della ricerca è verificare se e in quale misura la categoria della prova atipica possa offrire un adeguato inquadramento alle nuove forme di conoscenza processuale generate dall’intelligenza artificiale, interrogandosi sulla necessità di individuare specifiche garanzie in grado di assicurare che l’innovazione tecnologica non comprometta i principi fondamentali del giusto processo, del contraddittorio e del diritto di difesa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/8603