La tesi analizza il nuovo rito unitario per le persone, i minorenni e le famiglie introdotto dalla riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022) e ridefinito dal correttivo (d.lgs. 164/2024), approfondendo nello specifico i profili di maggiore rilievo: i poteri officiosi del giudice, e la partecipazione immediata e mediata del minore. Il primo capitolo descrive la genesi e l’impianto della riforma. Partendo dagli obiettivi di celerità imposti dal PNRR, l’elaborato illustra il superamento della previgente “frammentazione” dei riti familiari in favore di un modello processuale unitario, espressione del principio di tutela differenziata necessario a fronte della coesistenza, nelle relazioni familiari, di diritti indisponibili, relativamente disponibili e disponibili. Il secondo capitolo affronta invece i poteri officiosi del giudice disciplinati dall'art. 473-bis.2 c.p.c. con particolare attenzione ai profili istruttori e alla loro accentuazione nei procedimenti con allegazioni di violenza. Il capitolo si chiude su come l’iniziativa officiosa sia bilanciata con i principi del giusto processo, individuando nell'imparzialità del giudice e nel contraddittorio (che assume carattere plurilaterale ed è destinato a estendersi anche al minore) il limite all'esercizio di tali poteri. Infine, il terzo capitolo è dedicato alla partecipazione del minore. Si affronta in primo luogo l’istituto dell’ascolto secondo una prospettiva “paidocentrica” che riconosce il minore come parte sostanziale e titolare di autonomi diritti e interessi; in questa cornice l’audizione si configura sia come garanzia del contraddittorio sia come elemento di convincimento del giudice e ne vengono analizzati ampiamente i presupposti, le modalità operative e gli effetti derivanti da una sua omissione. L’elaborato continua con l’analisi delle novità introdotte in merito al curatore speciale e alla consulenza tecnica d’ufficio (CTU), che sono funzionalmente connessi alla posizione del minore e volti ad assicurarne dal punto di vista processuale un’effettiva protezione e partecipazione in via mediata. L’elaborato si chiude con l’analisi di un caso reale, tratto dalla pratica forense, realizzata grazie allo studio diretto degli atti del procedimento e in un’ottica processuale, senza entrare nello specifico della vicenda familiare. Il caso è stato scelto perché fa convergere in un unico procedimento due profili interessanti già approfonditi sul piano teorico nei capitoli dell’elaborato: l’ingresso di una prova formatasi al di fuori delle regole ordinarie che sollecita i poteri istruttori del giudice e la tutela di un minore in tenera età, non ascoltabile.
Il nuovo rito unitario familiare: poteri officiosi del giudice e partecipazione processuale del minore
BETTELLI, EUGENIA
2025/2026
Abstract
La tesi analizza il nuovo rito unitario per le persone, i minorenni e le famiglie introdotto dalla riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022) e ridefinito dal correttivo (d.lgs. 164/2024), approfondendo nello specifico i profili di maggiore rilievo: i poteri officiosi del giudice, e la partecipazione immediata e mediata del minore. Il primo capitolo descrive la genesi e l’impianto della riforma. Partendo dagli obiettivi di celerità imposti dal PNRR, l’elaborato illustra il superamento della previgente “frammentazione” dei riti familiari in favore di un modello processuale unitario, espressione del principio di tutela differenziata necessario a fronte della coesistenza, nelle relazioni familiari, di diritti indisponibili, relativamente disponibili e disponibili. Il secondo capitolo affronta invece i poteri officiosi del giudice disciplinati dall'art. 473-bis.2 c.p.c. con particolare attenzione ai profili istruttori e alla loro accentuazione nei procedimenti con allegazioni di violenza. Il capitolo si chiude su come l’iniziativa officiosa sia bilanciata con i principi del giusto processo, individuando nell'imparzialità del giudice e nel contraddittorio (che assume carattere plurilaterale ed è destinato a estendersi anche al minore) il limite all'esercizio di tali poteri. Infine, il terzo capitolo è dedicato alla partecipazione del minore. Si affronta in primo luogo l’istituto dell’ascolto secondo una prospettiva “paidocentrica” che riconosce il minore come parte sostanziale e titolare di autonomi diritti e interessi; in questa cornice l’audizione si configura sia come garanzia del contraddittorio sia come elemento di convincimento del giudice e ne vengono analizzati ampiamente i presupposti, le modalità operative e gli effetti derivanti da una sua omissione. L’elaborato continua con l’analisi delle novità introdotte in merito al curatore speciale e alla consulenza tecnica d’ufficio (CTU), che sono funzionalmente connessi alla posizione del minore e volti ad assicurarne dal punto di vista processuale un’effettiva protezione e partecipazione in via mediata. L’elaborato si chiude con l’analisi di un caso reale, tratto dalla pratica forense, realizzata grazie allo studio diretto degli atti del procedimento e in un’ottica processuale, senza entrare nello specifico della vicenda familiare. Il caso è stato scelto perché fa convergere in un unico procedimento due profili interessanti già approfonditi sul piano teorico nei capitoli dell’elaborato: l’ingresso di una prova formatasi al di fuori delle regole ordinarie che sollecita i poteri istruttori del giudice e la tutela di un minore in tenera età, non ascoltabile.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/8661