La tesi analizza la narrazione come dispositivo cognitivo, culturale ed educativo, approfondendone le radici neurobiologiche, le implicazioni identitarie e le potenzialità formative nel linguaggio del visual storytelling. Il percorso di ricerca si sviluppa in quattro capitoli, seguendo un andamento progressivo che dalla dimensione neuroscientifica conduce all'analisi del cinema d’animazione giapponese, in particolare quello dello Studio Ghibli. Nel primo capitolo la narrazione viene esaminata come funzione cognitiva fondamentale. Attraverso il contributo delle neuroscienze e della psicologia cognitiva, si evidenzia come il racconto costituisca una modalità primaria di organizzazione dell’esperienza, strettamente connessa ai processi di memoria, di emozione e di costruzione del significato. La mente umana viene quindi interpretata come intrinsecamente narrativa, capace di attribuire coerenza agli eventi e di strutturare l’identità personale. Il secondo capitolo approfondisce la relazione tra narrazione e cultura, analizzando il ruolo dei contesti socio-culturali nella definizione delle forme narrative. Vengono messi a confronto modelli differenti di costruzione del Sé, evidenziando come le culture influenzino la rappresentazione del tempo, delle relazioni e dell’appartenenza. La distinzione tra prospettive individualistiche e collettivistiche consente di problematizzare l’idea di un modello narrativo universale, valorizzando la pluralità degli sguardi. Il terzo capitolo introduce il visual storytelling come linguaggio autonomo e come competenza culturale. L’immagine viene considerata come forma narrativa complessa, capace di integrare dimensione simbolica, emotiva e percettiva. In questa prospettiva, l’educazione allo sguardo assume un ruolo centrale nella formazione critica ed educativa. Il quarto capitolo propone l’analisi di due opere dello Studio Ghibli, Una tomba per le lucciole di Isao Takahata e Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki. Attraverso il confronto tra le due narrazioni, vengono messe in luce differenti modalità di rappresentazione dell’infanzia, della memoria, della perdita, della relazione con la natura e autobiografiche. L’analisi evidenzia come il cinema d’animazione dello Studio Ghibli offra un modello narrativo capace di sollecitare uno spettatore attivo e riflessivo. Nel complesso, la tesi sostiene che l’incontro con forme narrative appartenenti a contesti culturali differenti rappresenti un’opportunità educativa significativa. L’esposizione a modelli altri non implica sostituzione, ma confronto critico, ampliamento dello sguardo e sviluppo di consapevolezza interculturale.
INFANZIA, NARRAZIONE CINEMATOGRAFICA ED ESTREMO ORIENTE: IL CASE STUDY DELLO STUDIO GHIBLI
CONTI, GABRIELE
2024/2025
Abstract
La tesi analizza la narrazione come dispositivo cognitivo, culturale ed educativo, approfondendone le radici neurobiologiche, le implicazioni identitarie e le potenzialità formative nel linguaggio del visual storytelling. Il percorso di ricerca si sviluppa in quattro capitoli, seguendo un andamento progressivo che dalla dimensione neuroscientifica conduce all'analisi del cinema d’animazione giapponese, in particolare quello dello Studio Ghibli. Nel primo capitolo la narrazione viene esaminata come funzione cognitiva fondamentale. Attraverso il contributo delle neuroscienze e della psicologia cognitiva, si evidenzia come il racconto costituisca una modalità primaria di organizzazione dell’esperienza, strettamente connessa ai processi di memoria, di emozione e di costruzione del significato. La mente umana viene quindi interpretata come intrinsecamente narrativa, capace di attribuire coerenza agli eventi e di strutturare l’identità personale. Il secondo capitolo approfondisce la relazione tra narrazione e cultura, analizzando il ruolo dei contesti socio-culturali nella definizione delle forme narrative. Vengono messi a confronto modelli differenti di costruzione del Sé, evidenziando come le culture influenzino la rappresentazione del tempo, delle relazioni e dell’appartenenza. La distinzione tra prospettive individualistiche e collettivistiche consente di problematizzare l’idea di un modello narrativo universale, valorizzando la pluralità degli sguardi. Il terzo capitolo introduce il visual storytelling come linguaggio autonomo e come competenza culturale. L’immagine viene considerata come forma narrativa complessa, capace di integrare dimensione simbolica, emotiva e percettiva. In questa prospettiva, l’educazione allo sguardo assume un ruolo centrale nella formazione critica ed educativa. Il quarto capitolo propone l’analisi di due opere dello Studio Ghibli, Una tomba per le lucciole di Isao Takahata e Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki. Attraverso il confronto tra le due narrazioni, vengono messe in luce differenti modalità di rappresentazione dell’infanzia, della memoria, della perdita, della relazione con la natura e autobiografiche. L’analisi evidenzia come il cinema d’animazione dello Studio Ghibli offra un modello narrativo capace di sollecitare uno spettatore attivo e riflessivo. Nel complesso, la tesi sostiene che l’incontro con forme narrative appartenenti a contesti culturali differenti rappresenti un’opportunità educativa significativa. L’esposizione a modelli altri non implica sostituzione, ma confronto critico, ampliamento dello sguardo e sviluppo di consapevolezza interculturale.| File | Dimensione | Formato | |
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